Ministro degli Esteri tedesco alla “Stampa”: intervista su Ue, Italia, Ucraina e Iraq

Frank-Walter Steinmeier (Adam Berry/Getty Images)
Frank-Walter Steinmeier (Adam Berry/Getty Images)

Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier partecipa oggi, con la sua omologa italiana Federica Mogherini, alle commemorazioni per il 70esimo anniversario dell’eccidio nazista di Civitella. Per l’occasione, il socialdemocratico ha rilasciato alla “Stampa” una lunga intervista, nella quale ha affrontato il tema dell’Europa nel suo complesso, ma anche di altre zone del mondo, come Iraq e Ucraina, che stanno vivendo momenti di alta tensione.

All’Italia consiglia un sostegno “ampio” alla “coraggiosa agenda di riforme” di Renzi, poiché l’imminente semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea sarà un momento importante nella costruzione dell’Europa del futuro.

Sull’ episodio di Civitella, Steinmeier rinnova l’assunzione di responsabilità tedesca, ammirando la disponibilità a “trasformare questi posti del terrore in luoghi di incontro e di riconciliazione. Non è affatto scontato! Oggi la priorità, per noi, è il comune approfondimento storico e la promozione di una cultura italo-tedesca della memoria”.

Parlando del ruolo del nostro Paese nell’Ue, il ministro degli Esteri tedesco ci riconosce come “uno degli attori essenziali dell’Europa. E questo è particolarmente importante per il semestre di presidenza dell’Ue. Auguro ogni successo a Matteo Renzi e a tutto il governo italiano. Siamo in una fase importante dopo le elezioni europee, in cui stiamo gettando le basi per la collaborazione in Europa nei prossimi anni”.

Nel corso del recente vertice europeo è emersa da molti leader l’istanza di una maggiore flessibilità nell’interpretazione del Patto di stabilità dell’Ue, a proposito della quale il socialdemocratico ha detto: “Vista la difficile situazione sociale, soprattutto per i giovani, che si registra in molte parti dell’Europa, sosteniamo tutto ciò che possa rilanciare l’occupazione e la crescita. Ma dalle recenti consultazioni è anche emerso chiaramente che nessuno punta ad un ammorbidimento delle regole europee. Il Patto di stabilità e crescita riformato ha contribuito a ristabilire la fiducia. Allo stesso tempo offre la flessibilità di cui abbiamo bisogno: i governi che fanno le riforme e le attuano, hanno già oggi i relativi margini necessari”.

Volgendo il suo sguardo alla delicatissima situazione Ucraina, dove negli ultimi giorni non è stato rispettato il cessate il fuoco con i separatisti, Steinmeier dice: “Che la tregua sia stata allungata dopo molti sforzi, è un buon segno. Ma è solo l’inizio di un processo. Le armi devono tacere definitivamente, per concedere una possibilità al negoziato. Gli accordi raggiunti faticosamente tra Kiev e i separatisti devono essere tradotti in una forma tale da essere davvero applicabili. L’Osce può avere un ruolo importante in questo sforzo, anche ai tavoli del negoziato in Ucraina orientale e alla frontiera con la Russia”.

Alcuni ex cancellieri tedeschi, come Schroeder e Schmidt, hanno riconosciuto nell’Ue delle responsabilità passate in merito ai rapporti con l’Ucraina ed altre ex repubbliche sovietiche, ma il socialdemocratico tedesco guarda al futuro con speranza: “La recente firma degli accordi di associazione con la Georgia, la Moldavia e l’Ucraina sono passi importanti per le partnership con l’est europeo. Con la sua firma l’Ue dà un segnale forte per la collaborazione con questi tre Stati. In particolare l’Ucraina è in una crisi profonda. Siamo pronti ad aiutare Kiev ad attuare ampiamente le riforme per cogliere al più presto le opportunità rese possibili dall’accordo di associazione”.

Sull’avanzata delle milizie estremiste islamiche degli Isis in Iraq, contemporanea a quella di altre formazioni paramilitari fondamentaliste in altri Paesi, Steinemeier propone una grande opera di riconciliazione tra sunniti e sciiti, che coinvolga anche i Paesi circostanti: “L’avanzata degli estremisti Isis è stata talmente fulminea da sorprendere tutti. Ma le ragioni del loro successo e del sostegno, che proviene anche dai sunniti moderati, risale a tempo addietro. Il governo iracheno per anni non ha integrato politicamente la popolazione sunnita e l’ha praticamente abbandonata. Adesso occorre fare in tempi brevissimi un governo che rappresenti tutti i gruppi religiosi ed etnici. Solo così si può sottrarre al terrorismo il terreno di cui si nutre e superare la logica dell’escalation confessionale. Anche i Paesi confinanti devono contribuire alla riconciliazione. Nessuno può essere interessato a una spaccatura dell’Iraq né ad una guerra per procura in quell’area”.

Redazione