Grillo contro la nomina di Juncker: “Dove passa lui non cresce più l’erba”

Beppe Grillo (Getty images)
Beppe Grillo (Getty images)

Si chiama “Juncker, dove passa lui non cresce più l’erba e neppure l’Europa” il post di Beppe Grillo sul suo blog in cui lancia un duro attacco alla scelta del Consiglio Europeo di optare per Jean-Claude Juncker come presidente della Commissione Europea. Scrive tra l’altro il leader M5S: “La storia la conosciamo e la germanificazione dell’Europa è a un livello per cui la leadership di Angela è ancora meno scalfibile oggi”.

“A cosa serve tutto questo inutile e vuoto frastuono mediatico su crescita e flessibilità?”, si chiede Grillo, che risponde: “A nascondere la prima gravissima sconfitta di Renzi: vi avevano detto – rivolto a quel 41% di elettori che si sono recati alle urne il 25 maggio – che il voto al Pd sarebbe stato un voto a Schulz e invece è servito a nominare alla guida della Commissione europea Jean Claude Juncker, per 18 anni primo ministro di un paradiso fiscale, il Lussemburgo, l’uomo scelto da Angela Merkel nel PPE come suo fidato colonnello, nonché uno dei responsabili principali delle politiche criminali scelte nella gestione della crisi della zona euro come presidente dell’Eurogruppo”.

“Il voto al Pd, in poche parole, è stato un voto alle peggiori politiche neo-liberiste che si incarnano alla perfezione nella figura di Juncker” – prosegue Grillo – “Adesso l’indicazione dell’ex premier lussemburghese sarà sancita dal Parlamento europeo nella seduta plenaria di metà luglio. Servirà un voto a maggioranza assoluta e anche in quell’occasione, come avviene in diversi paesi, popolari e socialisti dovranno votare insieme. Ma non avranno nessuna difficoltà a mercificare le cariche da spartirsi, è il lavoro che gli riesce meglio”.

Poi Grillo lancia una dura accura a Juncker: “Alla guida del Lussemburgo per 18 anni – ha sfiorato il classico ventennio dittatoriale – fu costretto alle dimissioni nel 2013 per il rapporto di una commissione parlamentare in cui fu presentato il quadro di una ‘struttura di polizia segreta’, che aveva compiuto migliaia di intercettazioni illegali, organizzato missioni fuori dal suo mandato, spiato politici, acquistato automobili per uso privato con denaro pubblico e accettato soldi in cambio di favori. Un curriculum che deve avere convinto subito il Pd di Renzi”.

Redazione online