Omicidio Yara: il punto sulle indagini e le nuove indiscrezioni diffuse da Repubblica

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Il muratore Massimo Giuseppe Bossetti è finito in carcere, in isolamento dal 16 giugno, per una prova piuttosto schiacciante a suo carico: sul corpo di Yara Gambirasio, infatti, sono state trovate tracce del dna dell’uomo, in particolare nelle zone intime.

Ora il principale indagato prova a scagionarsi, trovando una giustificazione per questo riscontro oggettivo nel cantiere di Palazzago, dove lavorava all’epoca dei fatti: secondo Bosetti, una perdita di sangue dovuta ad un infortunio sul lavoro o all’epistassi (emorragia delle fosse nasali) di cui soffriva, avrebbe macchiato i suoi strumenti da lavoro, prima che gli venissero sottratti e utilizzati per uccidere Yara.

Si tratta di una livella elettronica, un distanziatore, una bindella e due scalpelli (di cui uno a punta acuminata), che potrebbero essere stati rubati dall’Iveco Daily parcheggiato sotto la casa di via Piana di Sopra a Mapello in un periodo compreso tra fine estate 2009 e agosto 2011, quando l’indagato lavorava al cantiere di Palazzago. A questi strumenti potrebbero anche aggiungersi guanti o strumenti da lavoro.

La versione del furto degli attrezzi è sembrata finora poco convincente, anche perché la chiusura del cantiere risale a quasi tre anni fa, quando le tre villette sono state terminate. Inoltre, gli investigatori parlano di sangue fresco, sia della vittima, sia dell’assassino, rinvenuto sugli indumenti di Yara, quindi l’idea che i frammenti di Dna provengano da una ferita precedente e siano rimasti sul coltello è considerata poco credibile.

Intanto, continuano le indagini di ricerca di nuovo elementi incriminatori per Bossetti nell’hard disk del suo pc: si cercano principalmente foto o notizie di Yara, o di luoghi legati al suo omicidio, oppure foto di minori che provino una attitudine alla pedofilia del muratore.

Oggi sono iniziati anche i rilievi del Ris di Parma sulla Volvo V40 grigia e sul furgone Iveco: tramite l’uso di luminol (composto chimico utilizzato per indagini scientifiche) si verificherà se siano presenti tracce biologiche, come saliva, sangue o frammenti di pelle che dimostrino che Yara è stata a bordo di questi. In questa fase saranno presenti anche il genetista Giorgio Portera per la famiglia Gambirasio e i due consulenti nominati dagli avvocati difensori: Sarah Gino, del laboratorio di scienze criminalistiche del dipartimento di anatomia dell’Università di Torino, e Monica Omedei, del dipartimento di sanità dello stesso Ateneo.

Il pool di legali nominato da Bossetti, Silvia Gazetti e Claudio Salvagni, hanno confermato che la mancata richiesta di scarcerazione per il loro assistito “rientra in una strategia difensiva: non vogliamo svelare ora le nostre carte e prepararci al meglio per la fase processuale”.

Intanto, Repubblica rilancia nuove indiscrezioni sull’analisi dei tabulati telefonici del presunto assassino di Yara, in base ai quali Bossetti si trovava regolarmente nei dintorni della palestra dove Yara si allenava, il lunedì e il mercoledì tra le 17 e le 19.

Secondo quanto riporta il quotidiano, le “tavole di registro” dimostrerebbero che il muratore si trovava nei dintorni della struttura non solo il giorno in cui la ragazzina venne rapita e uccisa, ma anche in occasioni precedenti il momento del rapimento, tra settembre e novembre 2010, con un picco ad ottobre. Secondo quanto avrebbe detto un investigatore a Repubblica, in quei momenti “il telefono combaciava con la palestra, come se ci stesse sopra”.

L’ipotesi che emerge, dunque, potrebbe essere quella che il presunto killer avesse tentato di creare un rapporto di “consuetudine” con Yara, elemento che aggraverebbe sempre di più la sua posizione.

Redazione