Omicidio Garlasco: il parere dei legali della famiglia Poggi sui pedali della bici di Stasi

Chiara Poggi (foto il giorno.it)
Chiara Poggi (foto il giorno.it)

Nella memoria depositata lo scorso 18 giugno dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni e dal dal collega Francesco Compagna, avvocati della famiglia Poggi, è stato appurato che “l’accertato scambio di pedali tra la bicicletta Umberto Dei Giubileo e la bicicletta nera da donna” ha una “elevatissima valenza indiziaria” ed è “un dato assolutamente decisivo ai fini della ricostruzione della vicenda”, riporta la memoria

I due avvocatihanno scritto che “l’acquisizione della bicicletta nera da donna in uso alla famiglia Stasi” disposta dai giudici circa un mese fa, in base alla sentenza di rinvio della Cassazione, “ha, infatti, consentito un attento esame delle sue caratteristiche e dei suoi accessori, facendo emergere un dato assolutamente decisivo ai fini della ricostruzione della vicenda”.

L’analisi della bicicletta ha infatti portato alla scoperta di un possibile scambio di pedali. Continua la nota: “I pedali attualmente presenti sulla bicicletta in sequestro (…) contrassegnati dal marchio U20 riferibile alla marca “Union” , come ha confermato la casa costruttrice, “sono sempre stati montati sul modello Umberto Dei Giubileo Uomo, come la bici sequestrata il 20 agosto 2007 a Stasi. Bici quest’ultima che, dall’esame effettuato, ha invece pedali, diversamente dagli esemplari di serie, di marca ‘Wellgo’ prodotti da un’azienda con sede a Taiwan”.”Stando così le cose, in modo speculare, – osservano i due legali – è a questo punto assodato che i pedali di marca “Wellgo” allocati nelle pedivelle della Umberto Dei, sui quali è stato rinvenuto Dna di Chiara Poggi non sono i pedali originali della U. Dei “Giubileo”.

Nell’atto depositato alla Corte d’Assise d’Appello infine si parla “dell’inquietante comportamento falsificatorio che e’ risultato essere stato posto in essere” dall’ex maresciallo dei carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto, denunciato dai Poggi alla Procura di Pavia per falsa testimonianza. Marchetto, secondo Tizzoni e Compagna, durante le indagini “provvide in assoluta autonomia a dettare una annotazione di servizio nella quale si attestava l’asserita non conformità fra la bicicletta nera da donna” nella disponibilità dello
Stasi con quella che testimoni, Franca Bermani e la signora Travain, avevano affermato di aver visto appoggiata al muro della villetta dei Poggi proprio il 13 agosto 2007, attorno all’ora del delitto.

In questo modo avrebbe consentito di evitare il sequestro della bici sospetta. Inoltre l’ex maresciallo, nei cui confronti è aperto un procedimento, il 30 ottobre 2009, durante la deposizione davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, “ebbe a riferire di aver udito personalmente la descrizione effettuata dalla testimone Bermani e a precisare le ragioni sottese alla non acquisizione della bicicletta in questione”.

“Detto comportamento falsificatorio dell’ex maresciallo, è poi apparso ancor più evidente in ragione delle riscontrate caratteristiche della bicicletta nera da donna, solo di recente acquisita”, in quanto dai verbali delle sue dichiarazioni risulta abbia sempre sostenuto che la bici nera da donna, al contrario di quella entrata a pieno titolo nel processo d’appello ‘bis’, non aveva il portapacchi posteriore, mentre la madre di Alberto ha dichiarato alla Polizia Giudiziaria che “si dovrebbe trovare nelle medesime condizioni in cui sarebbe stata visionata il 14 agosto 2007 dal Marchetto”

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