Il cancelliere austriaco Werner Faymann con Renzi contro l’austerity “Serve solidarietà per riavvicinare i cittadini all’Europa”

Matteo Renzi al Parlamento Europeo a Strasburgo (Getty images)
Matteo Renzi al Parlamento Europeo a Strasburgo (Getty images)

Nella confronto sulle politiche europee Matteo Renzi trova un alleato nel cancelliere austriaco Werner Faymann suo compagno nel Pse.
E’ accaduto nel corso della visita in Alto Adige dove il premier si è recato per prendere parte una conferenza internazionale sul ruolo delle Regioni organizzato dal presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher e per visitare il cantiere del tunnel ferroviario del Brennero. Alla conferenza partecipa anche Werner Faymann. E’ il primo incontro tra capi di governo di Roma e Vienna in territorio altoatesino. Faymann dichiara: “serve competitività ma anche equità sociale per tornare ad avvicinare la gente all’Ue perché l’iniquità si trasforma in un rifiuto della politica. Renzi ha parlato di queste cose, io e lui le condividiamo”. “Voto Faymann tutta la vita” gli risponde il premier italiano: “Il cancelliere di un Paese con una disoccupazione tre volte inferiore alla nostra è tutt’altro che un pasdaran del rigore”. L’Europa è carente nella condivisione di valori e di un progetto comune, insiste il premier: “La Ue non può diventare patria della burocrazia e delle banche. Non serve condividere una moneta se non condividi un destino. L’Europa non è un insieme di vincoli economici ma di valori». Dall’incontro anche l’invito a valorizzare i “localismi” virtuosi: lo chiedono Faymann “L’Europa è forte se punta sulle Regioni”; con lui il sottosegretario Graziano Delrio “I problemi si risolvono dal basso” e il ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzett: dichiarazioni che si pongono in una corrente di pensiero che si pone come alternativa, se non come antagonista, al centralismo Ue degli ultimi anni.
La capacità di Renzi di compattare l’area socialista e democratica ruota ora intorno alla candidatura del popolare Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione Ue. La nomina del lussemburghese potrebbe rappresentare una contropartita significativa nel difficile scenario sulla reinterpretazione dei vincoli posti ai margini di flessibilità contenuti nel Patto di stabilità. I primi segnali concreti su come sarà interpretata la “flessibilità” al di là delle indicazioni di massima scaturite dall’ultimo Consiglio europeo, arriveranno al termine della consultazioni avviate da Renzi con la riunione del gruppo socialista del Parlamento Europeo e in un confronto con Juncker sul programma della Commissione europea. In proposito ha dichiarato ieri David Sassoli, vicepresidente del Parlamento europeo riferendosi alle polemiche dei giorni scorsi: «Ci auguriamo che Juncker smentisca tutto quello che in questi giorni hanno sostenuto il gruppo dei Popolari al Parlamento europeo e la Banca centrale tedesca. Da lui martedì quando verrà in audizione, vogliamo sentire parole chiare. Ci deve dire cosa intende fare”. Sassoli commentando le parole di Manfred Weber che replicava stizzito agli auspici di flessibilità e di crescita da parte del premier italiano ha dichiarato “Il Partito popolare deve scegliere da che parte stare, deve chiarirsi le idee” senza nascondere preoccupazioni sull’incontro di martedì: “I segnali che arrivano non sono incoraggianti. Ho trovato preoccupante l`intervento del presidente del gruppo popolare, Weber, tornato sulla posizione del rigore e su una politica di sola austerity che smentisce i segnali usciti dal Consiglio europeo di incoraggiare i Paesi che fanno le riforme ad ottenere flessibilità. È in controtendenza con linee per noi sono irrinunciabili. Un partito popolare che comincia così diventa un grande problema”. La distanza che separa le richieste di flessibilità italiane dal rigorismo tedesco avrà la sua prima vera verifica, sempre martedì, nella riunione dell’Ecofin – il Consiglio dell’Unione Europea composto dai ministri dell’economia e delle finanze degli stati membri della Ue – dove sarà avviato il vero confronto per definire i entro cui i margini in cui i Paesi che attueranno le riforme, potranno muoversi. Intanto il premier da Bolzano dichiara: «Abbiamo bisogno che la Gran Bretagna faccia parte dell’Ue nonostante le polemiche su Juncker». Un’affermazione che potrebbe lasciar intendere che il premier britannico David Cameron potrebbe presto risultare meno isolato di quanto non sia apparso nelle ultime settimane.

Redazione