Italia-Slovenia: Napolitano a Sveta Gora-Monte Santo inaugura “Panchina della pace”

Sacrario RediPuglia (screen shot youtube)
Sacrario RediPuglia (screen shot youtube)

Sono in corso le commemorazioni dei caduti della Prima Guerra Mondiale, in Friuli Venezia Giulia, nell’ambito delle quali si è svolto ieri sera il suggestivo concerto al Sacrario di Redipuglia, il monumento dedicato agli oltre centomila Caduti della Grande Guerra, nel quale il direttore Riccardo Muti ha diretto 365 musicisti tra orchestrali, solisti e coristi, provenienti dai Paesi che hanno combattuto nel Primo Conflitto, nel “Requiem” di Giuseppe Verdi e al quale hanno preso parte i capi di Stato di Italia, Slovenia, Austria e Croazia, con le loro consorti e oltre 7 mila persone.
In prima fila vi erano il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il Presidente sloveno Borut Pahor e il croato a Ivo Josipovic e il presidente del Consiglio federale austriaco, Ana Blatnik.

Oggi, il presidente della Repubblica, Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio , e il presidente sloveno Pahor hanno preso parte ad una breve cerimonia sulla piazza Transalpina, al confine tra Gorizia e Nova Gorica, tra Italia e Slovenia dove sono stati eseguiti gli inni nazionali italiano, sloveno e dell’Ue.

I due capi di Stato hanno poi proseguito le commemorazioni al santuario mariano di Sveta Gora-Monte Santo, in Slovenia, dove sarà inaugurata la “Panchina della pace” in segno dei forti legami tra i due paesi a cento anni di distanza dalla Prima Guerra Mondiale.

“Siamo qui per una testimonianza e un impegno di pace. Io e il presidente Pahor vogliamo portare avanti un impegno di pace e di amicizia. Pace che non è solo assenza di guerra ma volontà di cooperazione” ha dichiarato Napolitano ricordando che l’integrazione si vede anche dal fatto che le frontiere tra i due paesi “quasi non esistono più”.
Napolitano ha poi parlato dell’Unione Europea ribadendo che “bisogna reagire a qualsiasi tentativo di disintegrazione” sottolineando che l’Europa ha vissuto altri momenti di crisi, ma “nessuno così grave come il periodo che stiamo vivendo da 7-8 anni”.

Redazione