Cgil: Ideal Standard verso chiusura di Orcenico e 450 licenziamenti

Manifestazione della Cgil a Roma (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Manifestazione della Cgil a Roma (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

E’ critica la situazione all’Ideal Standard, azienda produttrice di sanitari di stanza a Pordenone che ha annunciato oggi la chiusura dello stabilimento di Orcenico. La decisione è stata presa in contrasto con le aspettative della Cgil che, nel corso degli ultimi 3 anni, è stata impegnata in vertenze con la ditta nel tentativo di scongiurare il licenziamento dei lavoratori.

Proprio Cgil ha pubblicato un comunicato con il quale ha commentato la vicenda e dato l’annuncio della prossima chiusura: “Ideal Standard si prepara a licenziare unilateralmente 450 lavoratori chiudendo lo stabilimento di Orcenico a Pordenone dopo un anno di vertenza e ben 3 accordi al Mise in cui la direzione della multinazionale aveva accettato la cassa integrazione in deroga e sottoscritto una serie di impegni per la cessione ad altri della attività industriale. Questo è il risultato di una posizione irresponsabile che il gruppo ha tenuto al tavolo convocato al Ministro dello Sviluppo economico per la ricerca di soluzioni riguardante lo stabilimento friulano”.

“Nonostante tutti tentativi messi in campo dal Ministero e dalla Regione Friuli, rappresentata dal Presidente Serracchiani, l’azienda si è dimostrata irremovibile nella sua posizione di totale indisponibilità a procedere nella richiesta di cassa integrazione per evitare i licenziamenti e di messa a disposizione di una parte dello stabilimento per favorire una possibile reindustrializzazione e per questa via salvaguardare almeno una parte dell’occupazione. […] E’ inaccettabile che il gruppo, che rappresenta una quota importante nella produzione di ceramica sanitaria in Italia, possa tranquillamente infischiarsene dei patti sottoscritti non solo con chi rappresenta i lavoratori ma con le istituzioni tutte, le comunità locali e lo Stato Italiano. La vicenda pone una questione che va al di là del contesto locale: è infatti necessario immaginare strumenti che consentano di evitare che da parte di alcune multinazionali il territorio venga considerato come puro terreno di conquista e abbandonato quando genera minori profitti”, continua la nota del sindacato.

Redazione online