GB. Lavoratori pubblici in piazza contro tagli allo stipendio e al diritto di sciopero

Sciopero dei lavoratori pubblici in Gran Bretagna ( Oli Scarff/Getty Images)
Sciopero dei lavoratori pubblici in Gran Bretagna ( Oli Scarff/Getty Images)

Il più grande sciopero del settore pubblico britannico degli ultimi tre anni rischia di mettere in ginocchio il consenso di David Cameron per le elezioni politiche che si terranno nel Regno Unito il prossimo anno. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza ieri per supportare, con manifestazioni che hanno interessato le principali città dell’Inghilterra e del Galles, lo sciopero di 24 ore indetto dai sindacati britannici contro la spending review approvata dall’esecutivo conservatore. Lavoratori del settore scolastico, dipendenti pubblici interni alle amministrazioni locali, vigili del fuoco hanno protestato contro gli stipendi sempre più bassi che in Gran Bretagna vengono elargiti nei confronti degli impiegati afferenti alla pubblica amministrazione e contro la nuova normativa sugli scioperi proposta da David Cameron in base alla quale l’astensione dal lavoro potrà definirsi legale solo nei casi in cui a sostenerla saranno la maggioranza degli iscritti al sindacato organizzatore.

Problemi in termini di consenso potrebbero registrarsi, tuttavia, anche per il partito laburista il quale ha disatteso le aspettative dei lavoratori rifiutandosi di sostenere lo sciopero di ieri. Come sostenuto dal portavoce del sindacato Unison, Dave Prenties, nel corso di un’intervista rilasciata per la testata The Guardian, “è arrivato il momento per i laburisti di ravvedersi. I lavoratori del settore pubblico potrebbero essere sostenitori naturali del partito e meritano, a loro volta, il sostegno del gruppo laburista”.

Il risultato dello sciopero proclamato ieri è stato uno storico blocco di molte attività della pubblica amministrazione. Scuole chiuse, servizi bibliotecari e museali ko, indisponibilità a prestare servizio degli impiegati nel settore sicurezza e, in alcune città, persino le attività di tumulazione e cremazione inattive.

Starà ora a Cameron e al Labour Party dare una risposta a coloro che ieri, rinunciando a una giornata di lavoro e di stipendio, sono scesi in piazza per reclamare dignità economica e diritti.

Redazione online