Ministro o ministra? Gi.U.Li.A. e Accademia della Crusca per una grammatica non sessista

Laura Boldrini (Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Laura Boldrini (Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Nel mondo del giornalismo da tempo si fa un gran discutere sull’appellativo che, per evitare di incorrere in discriminazioni linguistiche legate al genere, è opportuno affiancare a donne che rivestono ruoli tradizionalmente ricoperti da uomini e, per questa ragione, vengono solitamente declinati al maschile. Su questa scia, numerose disquisizioni si sono registrate sull’uso del femminile per termini come “ministro/a”, “sindaco/a”, “assessore/a”.

Proprio attorno a questo tema alcuni ragguagli sono stati dati oggi, nel corso della presentazione di una ricerca curata dall’associazione Gi.U.Li.A. (Giornaliste Unite Libere e Autonome) in collaborazione con l’Accademia della Crusca, alla Camera dei Deputati al cospetto della presidente Laura Boldrini, notoriamente sensibile a queste tematiche.

Durante l’incontro sono stati illustrati i punti presenti nel volume Donne grammatica e media, testo curato dalla segretaria di Gi.U.Li.A, Maria Teresa Manuelli ed introdotto dalla presidente emerita dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio. All’interno del volume si consiglia un utilizzo consapevole e quanto più possibile diffuso del femminile, una categoria che la lingua italiana prevede nella sua struttura grammaticale, anche per nominare quei mestieri da cui le donne sono per lungo tempo rimaste escluse ma che, oggi come oggi, le vedono finalmente soggetti protagonisti e attivi.

Laura Boldrini ha osservato durante l’incontro: “Non trovo giusto che donne che svolgono un ruolo, di vertice o no, non debbano avere un riconoscimento di genere, perché è il segno che vengono considerate delle ‘comete’: passeranno, tutto tornerà come prima, tutto tornerà al maschile”.

Ora che anche da parte della più illustre istituzione linguistica italiana e di giornaliste direttamente interessate alla descrizione del fenomeno sono giunte precise indicazioni linguistiche, i termini declinati al femminile potranno forse iniziare ad essere impiegati in maniera più capillare di quanto non sia stato fatto fino a questo momento.

 

Nicoletta Mandolini