L’Economist su Matteo Renzi: “inesperienza, improvvisazione e vacuità”

Matteo Renzi (getty Images)
Matteo Renzi (getty Images)

Dall’Economist, noto per editoriali e copertine contro un Silvio Berlusconi all’apice del potere – il primo e forse il più famoso fu dell’aprile 2001 – «Perché Silvio Berlusconi non è degno di guidare l’Italia» – giungono parole tutt’altro che lusinghiere verso il premier di oggi, Matteo Renzi. “Potrà salvare l’Italia? O si dimostrerà inefficace come gli altri prima di lui?”Si domanda il settimanale britannico: “Sebbene non soffra di una discutibile vita amorosa, di un conflitto di interessi e di battaglie con i giudici, Renzi è uno showman” non diverso da Berlusconi “un outsider che ha trionfato, proprio come il leader di Forza Italia, in un momento di collasso e di totale discredito della politica”. La sua retorica liberale sembra ammaliare mercati e finanziatori, abbracciando completamente gli ideali di libero mercato e di crescita. Tuttavia, scrive l’Economist la gioventù e l’energia del leader è indebolita da “inesperienza, improvvisazione e momenti di vacuità” – on the flipside of his youth and energy are inexperience, improvisation and moments of vacuity – “Quando un politico di inclinazioni populiste entra in carica, forma un governo e svela il suo programma, di solito ha in mente qualcosa per accontentare tutti” aveva già scritto su di lui l’Economist. E così è sembrato rivelarsi Matteo Renzi: un Berlusconi di Sinistra.

L’Economist non esita a sottolineare l’opportunismo politico del giovane premier: “Il più chiaro risultato che ha ottenuto è stato il contributo in busta paga di 80 euro per i lavoratori meno abbienti, servito a maggio giusto in tempo per le elezioni europee”. Il rischio per Renzi, afferma l’Economist, è quello che “fingere ci sia una soluzione veloce e facile” per uscire dai problemi alla fine favorisca il paragone “poco lusinghiero” con Silvio Berlusconi.
Le promesse di Renzi, scrive l’Economist cominciano a vacillare “Una riforma alla settimana era davvero troppo: ora è lo stesso Renzi a chiedere 1000 giorni non più 100 per fare la differenza”.  Contrariamente da quanto promesso “il focus sul cambiamento istituzionale – scrive ancora il giornale britannico – distrae dalle riforme più urgenti e necessarie per un’economia stagnante e una burocrazia ossificata. Ci sono centinaia di decreti e leggi già adottate che devono ancora essere attuate”. Secondo l’Economist a nulla valgono le fotografie su Twitter dove il premier mostra caotiche scrivanie di Palazzo Chigi e hashtag coniati per portare l’attenzione su questo o quell’obiettivo – This week Mr Renzi tweeted a picture of his desk, meant to show he was hard at work, hashtagged #lavoltabuona, or #thetimeisright, but some saw only a disorganised jumble of papers, pens, highlighters and half drunk orange juice – ma quello che si è visto finora è solo un disorganizzato assembramento di carte, penne e succhi d’arancia bevuti a metà.
Intanto sulla legge elettorale il “patto con il diavolo” di Renzi ha “riabilitato Silvio, un truffatore condannato”. Un opportunismo politico che nasconde forse un errore di calcolo e un’ eccessiva approssimazione. I renziani sostengono che quella è la madre delle riforme, ma “un Paese va comunque amministrato, nel frattempo”. Perchè il capitolo delle riforme deve ancora essere scritto. E non si può farlo a colpi di dichiarazioni e buone intenzioni, accumulando un ritardo imperdonabile su questioni non meno prioritarie rispetto alla legge elettorale: “dalla pubblica amministrazion alla lotta alla corruzione, dalla giustizia alla  liberalizzazione alla privatizzazione di molte imprese pubbliche”.
A ben poco serviranno le attività continue di lobbying da parte di Matteo Renzi  nei confronti dell’Unione Europea – scrive ancora l’Economist – per avere sconti sull’austerity, dimenticando completamente la flessibilità nel mercato del lavoro e il rilancio dei prodotti italiani. Renzi “ dovrebbe pensare di più a come ridurre gli sprechi ed investire meglio”. Sotto gli occhi terrorizzati dell l’Europa la terza economia dell’Eurozona, l’ottava economia del mondo, continua ad affondare: il PIL è in calo continuo, la disoccupazione in aumento, così come anche il debito pubblico, secondo solo a quello della Grecia. Molte cose da fare, ma per ora, secondo l’Economist “inesperienza, improvvisazione e vacuità” – e scrivanie in disordine.

Redazione