Riforme. Al via la seconda giornata di discussione in Senato

Senato (Franco Origlia/Getty Images)
Senato (Franco Origlia/Getty Images)

Inizia oggi il secondo giorno in Parlamento per il ddl Riforme che include la riforma del Senato e quella del Titolo V della Costituzione. Proprio la discussione in Senato, la camera il cui statuto e composizione cambieranno drasticamente dopo l’approvazione del disegno di legge, è il primo scoglio che il processo riformistico dell’assetto istituzionale nostrano elaborato dal governo presieduto da Matteo Renzi dovrà superare prima di passare alla Camera dei Deputati. Dopo l’illustrazione del testo da parte dei relatori Angela Finocchiaro (PD) e Roberto Calderoli (Lega Nord) con cui si è dato conto anche dell’accordo tra maggioranza e parte della minoranza (Carroccio e Forza Italia), è intervenuta la ministra Maria Elena Boschi, la quale ha coordinato il lavoro in Commissione Affari Costituzionali per conto dell’esecutivo. Da parte di Boschi è giunta un’apertura nei confronti di forze politiche che vogliano aggiungersi all’accordo ed è stato espresso l’auspicio che anche i cosiddetto dissidenti del Partito Democratico si convincano a sostenere i provvedimenti.

Oltre alle incognite interne, tuttavia, la controparte più agguerrita è costituita dal Movimento 5 Stelle, il quale ha annunciato di voler dare battaglia in aula. E proprio oggi su questo fronte potranno emergere novità, grazie alla presenza a Roma del leader del gruppo, Beppe Grillo, il quale assisterà ai lavori dagli spalti dell’aula ed incontrerà oggi i parlamentari grillini in vista dell’incontro che una delegazione capeggiata da Luigi Di Maio si rechi, presumibilmente giovedì, a colloquio con il governo.

Nel corso della giornata odierna si lavorerà sul terreno della discussione parlamentare e potranno essere presentati gli ultimi emendamenti, richieste di modifica che sono attese in gran numero da parte di M5S e Sel. Il tema più controverso sul piatto è, al momento, quello relativo all’immunità parlamentare, da tempo nel mirino dei grillini.

Sulle riforme costituzionali, nel frattempo, è intervenuto anche il presidente emerito della Corte costituzionale, Gustavo Zegrebelsky, il quale dalle pagine de Il Fatto Quotidiano ha lanciato alcune critiche a Maria Elena Boschi e al governo. Sul Senato questo il parere del costituzionalista: “Si tratta d’una proposta, dal punto di vista democratico, insostenibile per una molteplicità di ragioni che i commentatori hanno già messo in luce e, dal punto di vista funzionale, del tutto irragionevole perché mescola elementi eterogenei. Non c’è bisogno di citare letteratura, infatti, per comprendere che un organo che delibera deve essere omogeneo e che, se non è omogeneo, può formulare pareri (potenzialmente diversi) ma non esprimere una (sola) volontà. Ma l’esigenza di cui i 21 sono espressione è valida e può essere soddisfatta anche per via di elezione, purché secondo i criteri sopra detti. Ai quali se ne dovrebbe aggiungere un altro: il numero limitato dei senatori. Negli Stati Uniti sono due per ogni Stato federato. Perché non anche da noi: due senatori per Regione, eletti dagli elettori delle Regioni stesse? Dunque, senza liste, listoni o “listini” che farebbero ancora una volta del Senato una propaggine del sistema dei partiti, con i condizionamenti e gli snaturamenti della loro funzione che ne deriverebbero. Questa, sì, sarebbe una novità, perfettamente democratica e tale da inserire nel circuito politico energie, competenze, responsabilità nuove. Questo, sì, sarebbe un Senato attrattivo per le forze migliori del nostro Paese che il reclutamento partitico della classe politica oggi tiene ai margini”.

Lo stesso Zegrebelsky è poi tornato sul tema del rischio autoritario che emergerebbe dal provvedimento: “Un certo numero di costituzionalisti, nei giorni trascorsi, ha denunciato con toni d’allarme il pericolo d’involuzione autoritaria, anzi padronale, del nostro sistema politico. Volendo vedere solo e isolatamente la questione della riforma del bicameralismo, la denuncia è apparsa eccessiva, allarmistica. Tuttavia, si parlava in quella circostanza della riforma del Senato non in sé stessa, ma come elemento d’un quadro costituzionale, formale e materiale, assai più complesso. Il quadro è composto, sì, dalla marginalizzazione della seconda Camera, ma anche dalle prospettive in cui si annuncia la riforma della legge elettorale, in vista di soluzioni fortemente maggioritarie e debolmente rappresentative, tali da configurare una “democrazia d’investitura” dell’uomo solo al comando, tanto più in quanto i partiti, da associazioni di partecipazione politica, secondo l’art. 49 della Costituzione, si sono trasformati, o si stanno trasformando in appendici di vertici personalistici, e in quanto i parlamentari, dal canto loro, hanno scarse possibilità d’autonomia, di fronte alla minaccia di scioglimento anticipato e al rischio di non trovare più posto,o posto adeguato,in quelle liste bloccate che la riforma elettorale non sembra orientata a superare. La denuncia dunque veniva, e ancora viene, da quello che i giuristi chiamano un “combinato disposto”. La visione d’insieme è quella d’un sistema politico che vuole chiudersi difensivamente su se stesso, contro la concezione pluralistica e partecipativa della democrazia, che è la concezione della Costituzione del 1948. La posta in gioco è alta. Per questo è giusto lanciare l’allarme”.

 

Redazione online