Prandelli: il nostro calcio va rivisto

Cesare Prandelli (getty images)
Cesare Prandelli (getty images)

In un’intervista al Corriere della Sera, Cesare Prandelli ha detto la sua sulla nazionale di calcio e si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. “In Germania la nazionale viene prima di ogni cosa, da noi contano i club“, ha detto l’ex allenatore, commentando il fallimento dell’Italia ai Mondiali di Calcio in Brasile. “Le critiche feroci ci stanno”, ha precisato Prandelli, che però respinge con decisione gli “attacchi di tipo personale”. Soprattutto, l’accusa che più lo ha ferito è stata “quella di essere scappato“.

Sulla disfatta dell’Italia al mondiale brasiliano, Prandelli ha spiegato: “È il progetto che non ha funzionato. Pensavamo di giocare in un certo modo e non ci siamo riusciti. Pensavamo di mettere in difficoltà la Costa Rica e non ce l’abbiamo fatta. Questo era il progetto tecnico. Ed è fallito. La responsabilità è mia. Avevo Cerci, Insigne, Cassano, Balotelli, quattro attaccanti che in campionato hanno mostrato il loro valore. Non siamo riusciti a creare una palla gol e siamo andati dodici volte in fuorigioco. Ho messo quei quattro e pensavo di vincere la partita. E, ripeto, ho fallito“, ha ammesso l’allenatore. “Non è vero – ha ribadito -. L’ho dimostrato nella mia vita, personale e professionale. È successo a Parma, dopo il crac Parmalat: sono scappati in tanti, io sono rimasto e con la mia squadrettina siamo arrivati quinti. È successo a Firenze. Non sono scappato. Sono rimasto al mio posto da solo, con i dirigenti inquisiti in Calciopoli, e nonostante questo, senza penalizzazione, saremmo arrivati secondi in campionato. E non sono scappato dalla federazione: siamo tutti dimissionari – ha incalzato -. Quindi io non sono scappato da nes-su-no. Fuga? Fuga de che?”.

Tornando al paragone con la vincitrice dei Mondiali, Cesare Prandelli ha detto: “La Germania, quando ha avuto difficoltà, si è chiesta: qual è la nostra squadra più importante? Non ha risposto Bayern o Borussia. Ha risposto ‘Germania’ e tutti si sono messi al servizio della nazionale“. “Nelle squadre italiane gioca il 38% di italiani – ha sottolineato Prandelli -. La stessa Juve ha sei titolari stranieri. Puntare sui settori giovanili, dicono. Ma se sono pieni di stranieri? Di cosa stiamo parlando?”, ha accusato.

L’allenatore del Galatasaray ha affermato con decisione: “È il nostro calcio che va rivisto. Ripeto, dobbiamo partire da una domanda: qual è la squadra più importante in Italia? Non è la tua Inter, non è la Juve, la Roma, la Fiorentina o il Milan. È la nazionale. Solo così si arriva preparati ai grandi eventi”, ha affermato.

Per Cesare Prandelli, comunque, il tempo della nazionale “è passato”. La squadra “galleggia ancora e si rimetterà a navigare. I giocatori potranno riscattarsi“, ha concluso.

Redazione