Riforme, è già rischio paralisi

Matteo Renzi (Getty Images)
Matteo Renzi (Getty Images)

L’ottimismo ostentato da Matteo Renzi e la previsioni sui tempi per portare a casa il risultato – “Sulle riforme non temo l’Aula, in 15 giorni si chiude” non aveva esitato ad affermare il premier – ben spalleggiato dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che aveva ipotizzato una svolta “prima dell’8 agosto” hanno dovuto affrontare oggi l’esame della realtà.

In serata, dopo il primo giorno di lavori parlamentari per l’approvazione del ddl sulle riforme costituzionali, la realtà sembra abitare più nelle parole del capogruppo del PD Luigi Zanda che sulla scrivania ingombra di carte del premier a Palazzo Chigi e non sembra intenzionata a lasciarsi sedurre, la realtà, dai tailleur della bella Elena. Sono sgradevoli le parole di Zanda, come un risveglio nel luogo da cui si era sognato di andare via presto “Così non votiamo nemmeno a dicembre”.

Si sono tutti risvegliati in Parlamento, oggi, con tre tomi alti così contenenti gli emendamenti di minoranze e dissidenti, uno schieramento trasversale pericolosissimo, pronto ad insinuarsi negli spazi concessi dal voto segreto, per quanto circoscritto. “Ci vorranno duecento giorni” ha detto il capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani. “Paralisi” è stata la parola più ricorrente oggi in Senato. Pronunciata tante volte almeno quanto il premier ha pronunciato la parola “ cambiamento” o “svolta”. Un impasse che produrrebbe, a sua volta, un blocco sulla capacità di legiferare da parte del Parlamento. Zanda l’aveva capito subito “gli emendamenti all’intero provvedimento sono circa 8.000. Di questo passo l’esame non potrà essere completato nemmeno entro il 2014 comportando, tra l’altro, un grave rallentamento su altri provvedimenti da esaminare e decreti legge da convertire” aveva detto.

Per un Esecutivo che ha puntato tutto sulla rapidità e che deve portare presto risultati tangibili alla corte di Bruxelles quello di oggi è più di un segnale negativo. Sono state 920 le richieste di voto segreto avanzate dalle opposizioni  La conferenza dei capigruppo corre ai ripari e stabilisce che dalla prossima settimana ci saranno sedute fiume dalle 9:00 alle 24:00. Ma non basta perché il fiume bisogna anche attraversarlo: l’intensificazione dell’attività parlamentare non potrebbe garantire tempi sotto i cento giorni. Si è valutata la possibilità di ricorrere ad un meccanismo che prevede di far decadere automaticamente tutti gli emendamenti analoghi a quello già bocciati dall’Aula: si chiama “canguro” e sembra un incubo anche lui:  il “canguro” può permettere il salto di qualche passaggio ma rimane impossibile  stilare un programma affidabile e meno ancora sperare di rientrarci. Lo stallo sarebbe superabile attraverso un accordo politico tra i gruppi: concessioni in cambio del ritiro di una parte degli emendamenti.

L’ipotesi è sembrata subito non percorribile. Il relatore della maggioranza Roberto Calderoli spiega “Il governo ha detto che non intende rivedere nulla: non è disposto neanche ad ascoltarci. Resterà tutto com’è. Noi illustreremo e voteremo i nostri emendamenti, che non passeranno. Ma, soprattutto, la riforma non sarà mai licenziata entro l’8 agosto, come vuole il premier. Darà la colpa alla palude della vecchia politica e farà cadere il governo. Le elezioni politiche saranno a febbraio. E allora la vedremo”. Prima di chiudere la seduta odierna Lugi Zanda si è rivolto al Presidente del Senato Pietro Grasso: “E’ un’ora e mezza che stiamo discutendo e abbiamo votato un solo emendamento”. La replica del capogruppo del Movimento 5 stelle in Senato, Vito Petrocelli: “A lui e a tutto il suo gruppo rispondiamo: è la democrazia, bellezza”. In serata la nota del Colle, dopo l’incontro tra Giorgio Napolitano e il Presidente del Senato. Il Capo dello Stato insiste “sul grave danno che recherebbe al prestigio e alla credibilità dell’istituzione parlamentare il prodursi di una paralisi decisionale su un processo di riforma essenziale” parole simili a quelle che Napolitano ha pronunciato ieri e che, sulla carta, avrebbero dovuto pesare già stamane all’avvio dell’iter parlamentare. Alla sera sembrano pesare più i tre tomi con gli 8000 emendamenti, lì sui banchi di Palazzo Madama.

Redazione