Angelino, che ha preso un’altra strada e non sa tornare indietro

Angelino Alfano (VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)
Angelino Alfano (VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

Forse la prospettiva delle elezioni non è  così lontana. L’opzione è sul tavolo del premier: un scelta obbligata se la strada delle riforme fallisse ma anche un modo per ribaltare il tavolo, una volta ottenuta la riforma del Senato e della legge elettorale, con un Matteo Renzi sicuro di vincere e di formare un governo non di compromesso, come quello attuale. A farne le spese sarebbe per primo il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano capitato nella compagine di governo grazie all’amaro passaggio di consegne tra Enrico Letta e l’ex sindaco di Firenze. Avesse potuto scegliere Renzi avrebbe volentieri lasciato Alfano a districare la matassa del caso Shalabayeva  lontano dagli scranni del governo.

In caso di elezioni è dunque ben difficile che Renzi, cui non mancano doti di calcolo politico, possa riprendere un discorso di condivisione con il Ncd. La scelta di un’alleanza non sarebbe motivo di entusiasmi in una base del PD già abbastanza disorientata, né conquisterebbe gli elettori di centrodestra che  in grande maggioranza vedono nel Ministro il parricida. E se a destra c’è un elettorato cui Renzi aspira è quello di Forza Italia e non quello del Ncd: la manovra è sui grandi numeri.

A chiarire le difficoltà del partito di Alfanol’esito delle europee di maggio: un modesto 4,38% perfino al di sotto delle modeste attese. Queste cose Silvio Berlusconi le sa e le vede. Ecco allora che batte un colpo sulla porta del Nuovo Centrodestra con una lettera affidata al Giornale: ”Sono convinto che sia giunto il momento per costruire, nel rispetto delle storie di ciascuno, una piattaforma politica comune in vista delle prossime scadenze elettorali. Fra noi ci sono delle differenze di linguaggio, di metodo e di contenuti: non siamo lo stesso partito e non immaginiamo di diventarlo – scrive il leader di Forza Italia – ma queste differenze non escludono un minimo comune denominatore. Questo è il punto d’arrivo di un percorso che abbiamo il dovere di intraprendere”. Ma il “Nuovo centrodestra ha scelto una strada del tutto diversa” ha risposto orgogliosamente Alfano dall’assemblea nazionale  di Roma. “Noi ce l’abbiamo fatta a passare per la porta stretta: abbiamo avuto coraggio, e questo coraggio è stato premiato” ha rivendicato il Ministro dell’Interno.

La realtà è diversa: i sondaggi delle ultime ore vedono il Ncd ancora relegato nel ruolo di comprimario: Swg lo colloca al 3,9% Euromedia research di Alessandra Ghisleri gli attribuisce un punto percentuale in meno il 2,8%. Alfano avrà anche attraversato la porta stretta ma quella di Largo del Nazareno l’hanno oltrepassata Matteo e il padre ferito, Silvio. Lui lo ha colpito e Renzi lo ha curato. Ed ecco che la scena è stata tutta per il premier e per il leader di Forza Italia, con Alfano che neanche al ruolo di suggeritore ha potuto ambire, sovrastato da due che, su sponde diverse, sono riusciti ad ottenere una visibilità esponenziale rispetto alla posizione di retroguardia del Nuovo Centrodestra.

Prima Alfano era l’eterno secondo. Ora viene dopo tutto il resto: dopo il PD, i 5 Stelle e Forza Italia, dopo il Patto del Nazareno e anche dopo la Lega Nord che negli ultimi sondaggi sovrasta il Ncd.  Matteo Salvini che neanche pensa a discutere un’ipotesi di alleanza elettorale. Ecco che al Ministro rimane la speranza di durare insieme al Governo – ancora mille giorni insieme, dice, fino al termine della legislatura – tentando di differenziarsi da quello stesso Governo con cui deve vivere. Ne parla come se fosse possibile come se, con un solo eletto a Strasburgo, avesse un potere di trattativa e d’interdizione su Matteo Renzi: forse Alfano pensa davvero di arrivare al 2018, salutare e andare da solo. Forse pensa davvero che dopo quattro anni di sostegno al PD troverà nel centrodestra un elettorato pronto a consegnargli una leadeship. Crede che, in quel giorno lontano, potrà allearsi solo con se stesso e vincere, di non essere destinato a sparire come l’Udc di Casini e di non finire comeè finito Fini. Forse lo attende la gloria. Non è impossbilie che ad attenderlo sarà un piatto povero: una pietanza insipida  che non sa né di carne né di pesce. In certi libri si chiama destino.

Redazione