Corsa contro il tempo per Alitalia: le casse sono vicine ad esaurirsi

Roberto Colaninno (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Roberto Colaninno (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

L’operazione Etihad su Alitalia sembra davvero alle battute finali, con gli arabi pronti a firmare entro la prossima settimana. Il vero nodo sull’operazione, al netto dei contrasti sul fronte sindacale, rimane la partecipazione di Poste che ha dichiarato la disponibilità a sostenere il progetto – si parla di una ricapitalizzazione non inferiore ai 70 milioni di euro – a una particolare condizione: rimanere indenne dai precedenti oneri di Alitalia e da possibili contenziosi legati alla vecchia gestione. Una condizione di favore rispetto alle banche, in particolare le principali azioniste, Intesa Sanpaolo e Unicredit che rimangono esposte sulla precedente gestione Alitalia per crediti superiori a 500 milioni. La società guidata da Francesco Caio ha buoni argomenti su cui fondare il proprio àut àut: in primo luogo quello della privatizzazione di Poste, mission a cui Caio deve dare corso perché ragione fondante la sua nomina al vertice dell’ente da parte del Governo. L’intervento di Poste nell’affare Alitalia deve pertanto sottostare a stringenti criteri di mercato. In questa prospettiva c’è il prossimo debutto a Piazza Affari: il segnale che Poste spa dovrà dare è quello di un oculato impiego delle proprie risorse. Il nuovo piano industriale dell’azienda dovrà puntare alla modernizzazione delle attività in affanno e il consolidamento delle eccellenze: per questo poste è costretta considerare Alitalia al pari di ogni altro investimento.
La trattativa sull’assetto della nuova compagnia è complicata dal fatto che Etihad – una compagnia extraeuropea – non potrà sottoscrivere più del 49 percento della nuova Alitalia: se Poste ottenesse il 5% la quota degli altri soci scenderebbe al 46% e gli arabi avrebbero una maggioranza relativa. Il rischio è la violazione dei vincoli che regolano il mercato comunitario: Lufthansa e le altre compagni non rimarrebbero a guardare. Ma è un ostacolo che appare superabile e subordinato rispetto all’accordo sui vecchi debiti. Le banche non condizioni di favore per Poste. La via per convincere Francesco Caio o condividere onori ed oneri con gli altri soci sembra quella delle sinergie industriali. Il progetto vedrebbe Poste ed Etihad creare un binomio altamente competitivo sul fronte recapiti, in grado di lanciare una sfida ai giganti della spedizione Ups e Dhl in testa. In questa prospettiva Poste potrebbe mettere a disposizione la propria logistica per fornire servizi utili alle attività di Etihad in Italia. Le ipotesi operative sono molte: si va dalle vendita i biglietti aerei negli uffici postali; alle offerte assicurative legate ai viaggi fino ai progetti nell’e-commerce.
Prospettive stimolanti non essere sufficienti tuttavia a garantire il superamento dell’impasse. Per questo le trattative contemplano l’ipotesi di intese senza il gruppo guidato da Caio e si cerca in extremis di trovare qualcun altro disponibile a investire.
Ma il tempo rimasto è poco, come i soldi in cassa ad Alitalia che potrebbe trovarsi nel breve volger di qualche giorno con fornitori non più disponibili a fare credito, con la continuità aziendale che verrebbe messa a repentaglio. Un motivo per affrettarsi che, da solo, sembra sufficiente a far sciogliere il nodo dell’intesa, anche con Poste.

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