Libia: da Germania e Gran Bretagna l’invito a lasciare il Paese. La Farnesina attiva l’Unità di Crisi

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Un comunicato del Ministero degli Esteri ha reso noto che la Farnesina, per il tramite dell’ambasciata a Tripoli ha curato il trasferimento sotto protezione di oltre 100 italiani che avevano manifestato l’intenzione di lasciare la Libia. L’uscita dal Paese nordafricano è avvenuta con convogli via terra verso la Tunisia e con  il ricorso a velivoli dedicati disposti dall’Unita di Crisi. L’Italia si è occupata anche del trasferimento di persone di altre nazionalità su richiesta dei rispettivi governi.
Per la prima volta dalla rivoluzione del 2011 la situazione sembra sfuggire ad ogni controllo.

Dopo il il 13 luglio con l’assalto delle milizie di Misurata all’aeroporto internazionale di Tripoli controllato dagli armati di Zintan la situazione nella città libica è precipitata:  l’aeroporto è un cumulo di macerie, con piste inagibili e edifici semidistrutti.  Secondo fonti diplomatiche i danni provocati sarebbero complessivamente di “alcuni miliardi di dollari: oltre alle piste e agli aerei sono inservibili la torre di controllo e buona parte delle apparecchiature per l’assistenza al volo”.
È salito a 97 morti e 400 feriti il bilancio degli scontri tra milizie a Tripoli, dal 13 luglio quando è cominciato lo scontro per il controllo dell’aeroporto.
Gli ultimi diplomatici americani hanno ormai abbandonato la Libia mentre Regno Unito e Germania invitano i concittadini a lasciare il Paese e sconsigliano nuovi arrivi: “La situazione è estremamente imprevedibile e incerta – comunica il ministero degli Esteri tedesco– i cittadini tedeschi corrono rischi maggiori di rapimenti e attentati”. La diplomazia britannica scrive:  «a causa dell’intensificarsi nei combattimenti a Tripoli e dell’instabilità in tutta la Libia, il Foreign office sconsiglia i viaggi in Libia e i connazionali in Libia devono lasciare il Paese». Gli americani sono stati costretti ad evacuare l’ ambasciata perché gli edifici erano collocati sulla strada per l’aeroporto e pertanto sottoposti al fuoco incrociato delle milizie Zintan e Misurata. Il personale diplomatico  insieme con l’ambasciatrice Deborah Jones hanno vissuto per settimane all’interno di bunker blindati, protetti da 90 marine. Venerdì mattina elicotteri armati e aerei caccia F16 hanno scortato il corpo diplomatico fino al confine con la Tunisia. Nelle ultime convoglio dell’ambasciata britannica è stato oggetto di un attacco con colpi di arma da fuoco nella parte occidentale della capitale libica.
A Tripoli le milizie rivali hanno danneggiato due grosse centrali: la fornitura di elettricità ha iniziato ad essere interrotta per  molte ore. La perdita di elettricità ha messo fuori uso l’approvvigionamento idrico della città: interi quartieri di Tripoli sono  senza acqua. Internet e i telefoni cellulari risentono di una rete di collegamenti sempre più compromessa. Le stazioni di benzina vedono file di auto e camion lunghe centinaia di metri,  mentre la carenza gasolio provoca ritardi nella distribuzione dei generi alimentari. I disordini si propagano nei maggiori centri urbani: secondo fonti mediche nelle ultime ore a Bengasi gli scontri fra l’esercito libico e milizie di estremisti islamici avrebbero provocato non meno di 38 vittime.

Redazione