Riforme, in settimana Renzi incontrerà Berlusconi

Silvio Berlusconi  (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Silvio Berlusconi (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

 

Domani, o al più tardi entro giovedì il premier Matteo Renzi incontrerà Silvio Berlusconi per rinsaldare il Patto del Nazareno. Si parlerà dell’ostruzionismo che rischia di far deragliare la riforma del Senato e anche di Italicum, dicono i ben informati. Il primo ostacolo per il premier sono gli emendamenti a voto segreto. Sulla riforma del Senato il presidente del Consiglio sa di giocarsi “faccia e credibilità”.
Lo stallo con il rischio di un ritardo sull’agenda governativa preoccupa il premier al di là dell’ostentata noncuranza con cui lui ed il Ministro Boschi hanno trattato l’eventualità che la riforma sul Senato non si chiuda entro l’agosto. “Renzi si è chiuso in un angolo e adesso non sa come uscirne” avrebbe commentato un Silvio Berlusconi confortato da fatti impensabili quando siglava il Patto del Nazareno: l’assoluzione sul caso Ruby e i primi segnali di ripresa sul fronte dei sondaggi, dove Forza Italia appare in recupero rispetto al baratro delle europee. Ed ecco che Silvio appare ben intenzionato a tenere duro sull’intesa, facendosi pregare e chiedendo contropartite per ogni concessione. Dopo il premier se la vedrà con gli altri, per primi Alfano – che ha un serio bisogno di differenziare la propria azione politica delle direttive dell’Esecutivo – e Sel che il premier ritiene essere la chiave per aprire un varco nel muro dell’opposizione. E proprio a Sel, non a caso, Renzi manda segnali distensivi: si dice “disponibile” alla trattativa e anche “all’accordo”, ma vuole che il partito deponga le armi: una strategia già preannunciata dal Ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi. Nel confronto con Vendola il premier ritiene di poter contare sulla disponibilità di Berlusconi a rivedere la soglia di sbarramento sull’Italicum mentre il leader di FI appare assai meno trattabile in tema di preferenze. Ma il gioco ad incastri sembra qui complicato proprio da Renzi che nella partita chiave del Senato che il presidente del Consiglio non sembra disponibile a mediare proprio sull’elezione di secondo grado dei senatori uno degli aspetti più invisi a Sel. Un ipotesi di accordo che vede l’abbassamento della soglia sull’Italicum in cambio dell’acquiescenza verso un Senato non elettivo sembra dunque complicato, anche dalla stessa exit strategy di un premier che non intende snaturare la fisionomia delle riforme: Renzi, è convinto che cedendo una volta, si finisca per cedere dopo: “Sulla Pubblica amministrazione, sul fisco, sul Jobs act E sulla giustizia”. Vorrebbe dire uscirebbe dalla stanza degli annunci e si entrerebbe in quella del confronto e della politica. Forse è troppo per un premier che si è imposto di correre.

Redazione