Teatro Valle Occupato. Il comune ordina sgombero; attivisti danno battaglia

Il Teatro Valle (screenshot Youtube)
Il Teatro Valle (screenshot Youtube)

Gli sgomberi degli spazi sociali e autogestiti sono divenuti una realtà inequivocabile a Roma e anche l’esperienza del Teatro Valle Occupato, una delle più conosciute di lavoro culturale dal basso nella capitale, rischia di concludersi a causa di costanti pressioni esercitate dalle autorità. Come comunicato dagli artisti e attivisti che gestiscono il posto, il comune ha comunicato che lo stabile potrebbe essere sgomberato tra un massimo di tre giorni per destinare l’edificio alla supervisione della stessa amministrazione culturale pubblica che nel 2011, quando il teatro fu occupato, ne stava decretando la cessione a privati.

Per difendere una realtà che nel corso di tre anni ha prodotto cultura di alto livello e un alto grado di sperimentazione dal punto di vista della partecipazione attiva di cittadini e fruitori alle dinamiche decisionali e politiche, oltre che una gestione vincitore dell’importante premio Princess Margriet elargito dalla Fondazione Culturale Europea, sostenitori e attivisti del Teatro Valle Occupato hanno in queste ore diffuso un comunicato con cui chiamano alla mobilitazione: “L’ultimatum del Comune di Roma al Teatro Valle – scrivono – è stato chiaro: tra tre giorni avverrà lo sgombero. Abbiamo pochissimo tempo per salvare questa esperienza, decine di intellettuali da tutto il mondo, da Stefano Rodotà a David Harvey, da Slavoj Zizek a Salvatore Settis, da Ugo Mattei a Étienne Balibar a rappresentanti europei di prestigiosi Musei, Centri di arti performative e contemporanee, Fondazioni e Istituzioni culturali si stanno mobilitando per difendere quest’esperienza. Ma adesso solo una grande mobilitazione di cittadini e istituzioni può salvare questo simbolo culturale e politico! Tre anni fa il Teatro Valle stava per essere ceduto a privati. Cittadini e attori decisero di occuparlo. Ma non si fermarono, decisero di tentare una strada nuova: una grande e innovativa istituzione di partecipazione collettiva, la Fondazione Teatro Valle Bene Comune, che è stata costituita da oltre 5600 soci fondatori. Decine di giuristi e centinaia di cittadini ne hanno scritto insieme lo Statuto partecipato. Un’esperienza unica premiata a livello internazionale, ma il comune di Roma è sordo”.

Gli attivisti continuano poi nella richiesta di sottoscrivere un appello da indirizzare al comune di Roma con cui richiedere che le procedure di regolarizzazione di un’esperienza che pur vuole conservare il suo status di luogo autogestito ci sono: ” Basta che le istituzioni si siedano assieme ai cittadini, agli artisti, ai lavoratori dello spettacolo per sperimentare un nuovo modo partecipato di gestire i beni pubblici, garantendo spazi di libertà e autodeterminazione. Per farlo consegneremo direttamente al Sindaco di Roma Marino e all’Assessore alla cultura Marinelli migliaia di firme di cittadine e cittadini italiani ed europei, artisti e intellettuali”.

Il Teatro Valle Occupato ha quindi di fronte la più grande delle sfide della sua breve ma incisiva storia. L’obiettivo di fermare l’ordinanza entro il prossimo 31 luglio non è semplice, soprattutto considerando che il ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini, si è oggi espresso sul tema manifestando sostegno nei confronti delle decisioni dell’amministrazione. “Ci sono – ha detto Franceschini – due fasi del Teatro Valle. La prima piu’ comprensibile la seconda no. Quella piu’ comprensibile e’ l’occupazione iniziale. Quella portata avanti per far si’ che il Teatro Valle restasse un teatro. Era il maggio del 2011. Poco dopo il Teatro viene affidato al comune di Roma, arrivano tutte le garanzie del caso che il teatro restera’ un teatro e a quel punto l’occupazione diventa priva di significato. Diventa inaccettabile. Cosi’ come e’ inaccettabile che una situazione di illegalita’ evidente venga giustificata con la bandiere del Bene comune. Oggi qualcosa finalmente si muove. E da questo punto di vista apprezzo e condivido le ultime decisioni del comune di Roma di affidare in gestione il Valle al teatro di Roma e di comunicare agli occupanti che i locali devono essere liberati entro il 31 luglio”.

Eppure, nonostante le difficoltà, gli attivisti del Teatro hanno giurato battaglia.