Legalizzazione droghe leggere, nuovo appello di Umberto Veronesi

Umberto Veronesi (Getty Images)
Umberto Veronesi (Getty Images)

“Il 50 per cento dei nostri giovani fa uso di cannabis, senza calcolare il gran numero di adulti. Dovremmo considerare la metà dei nostri giovani dei criminali? Eppure, finito l’attimo di indignazione per la situazione carceraria, devastata da un sovraffollamento cronico, nessuno più ha sviluppato il dibattito sull’aspetto filosofico e civile del proibire le droghe leggere”; con queste parole, affidate al settimanale “L’Espresso”, il professor Umberto Veronesi, già ministro della Sanità, è tornato sulla legalizzazione delle droghe leggere, da sempre uno dei cavalli di battaglia del suo impegno civile.

Secondo Veronesi, queste cifre “la dicono lunga sull’inefficacia del proibizionismo”, mentre l’Italia è ferma “al febbraio di quest’anno, quando la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi che equiparava le droghe pesanti e leggere, prevedendo pene fino a 20 anni di reclusione per il loro uso”. Ha spiegato il noto oncologo: “Io mi batto pubblicamente da decenni contro il proibizionismo e in questo mio impegno ho ripetuto all’infinito che, come medico e come padre, sono un convinto oppositore di tutte le droghe, pesanti e leggere, compreso fumo e alcol, perché creano assuefazione clinica e danni spesso irreparabili e talvolta letali. Sono però altrettanto convinto che proibire e punire non serve”.

Norme tese a punire, secondo Veronesi, fanno “gli interessi del mercato nero e della criminalità organizzata che lo gestisce e che, ovunque nel mondo, è l’unica a trarre vantaggio dal proibizionismo”. Da qui l’appello al governo: “Le scelte etiche che possono fare dell’Italia un Paese più civile in cui vivere soprattutto per le nuove generazioni, non andrebbero sistematicamente rimandate. Spero che il movimento d’opinione mondiale a favore dell’antiproibizionismo, rilanciato dal New York Times, trovi anche qui uno spazio per il dibattito”.

Redazione online