Riforma del Senato, primo sì da Palazzo Madama

L'aula di Palazzo Madama (Franco Origlia/Getty Images)
L’aula di Palazzo Madama (Franco Origlia/Getty Images)

E’ stata approvata in prima lettura dall’aula di Palazzo Madama la nuova riforma del Senato: 183 sono stati i voti a favore, mentre solo quattro sono state le astensioni in Aula; tra queste, pesante è stata quella della senatrice a vita, Elena Cattaneo, iscritta al gruppo Aut-Psi-Maie, che ha parlato senza mezzi termini di testo “tecnicamente pasticciato, frettoloso e decontestualizzato”. Le opposizioni contrarie al provvedimento, vale a dire Gal, Lega, Sel e M5S, non hanno partecipato al voto, così come hanno fatto i dissidenti di Forza Italia e Partito Democratico.

Nel corso del suo intervento, in cui ha sottolineato il voto favorevole del suo partito, il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda, ha motivato così le ragioni del sì: “Il voto dei senatori del Partito Democratico poggia sulla consapevolezza che la soluzione della drammatica crisi italiana è così lunga e così complessa perchè abbiamo non solo un’economia debole, ma anche istituzioni vecchie, un sistema politico malato, amministrazioni pubbliche inadeguate”.

“Potere legislativo efficiente e durata dei governi sono le precondizioni minime per lo sviluppo” – ha spiegato in un altro passaggio Zanda – “Non è un caso che il Senato, dove non è mancato il dissenso, sia unanime su un punto fondamentale: il bicameralismo perfetto deve finire. Su questo passaggio, che è il cuore della riforma, ci siamo ritrovati pressocchè tutti”. Infine un attacco ai termini utilizzati nel corso del dibattito: “In una grande democrazia europea del XXI secolo come l’Italia, ci si può dividere su tutto, distinguendosi nel merito dei problemi o sulle posizioni politiche. Quel che non possiamo fare e non dovremmo mai fare, è separarci evocando la Corea del Nord, il regime stalinista, gli attentati all’integrità costituzionale”.

Redazione online