Iraq: avanzano i jihadisti. Obama: raid dureranno a lungo. Papa: no a guerre in nome di Dio

La città irachena di Makhmur in fumo nei combattimenti tra curdi e jihadisti dell'Isis (SAFIN HAMED/AFP/Getty Images)
La città irachena di Makhmur in fumo nei combattimenti tra curdi e jihadisti dell’Isis (SAFIN HAMED/AFP/Getty Images)

La crisi in Iraq è più grave di quanto si potesse immaginare. Mentre centinaia di migliaia di civili, crisitani, curdi e yazidi, continuano ad essere sfollati dal nord del Paese, l’avanzata dei miliziani integralisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) non si ferma. I raid americani su postazioni e armi dei jihadisti stanno avendo successo, ma le operazioni non si concluderanno in breve tempo, fa sapere il presidente Usa Barack Obama. Intanto, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius è giunto a Baghdad per coordinare gli aiuti alla popolazione civile colpita, mentre Papa Francesco all’Angelus di oggi ha espresso il suo sgomento per le persecuzioni contro i cristiani e le altre minoranze irachene.

Nella regione di Sinjar, al confine con la Siria, decine di migliaia di Yazidi sono in fuga dai miliziani jihadisti, circa 40.000 di loro, tuttavia, sono bloccati nelle montagne dell’area, nei villaggi di Haju e Hatemiya. Gli integralisti dello Stato islamico (Is) non li lasciano andare, minacciando di “giustiziarli” se non si convertiranno all’islam. I Yazidi sono una minoranza irachena che segue una fede pre-islamica, per i fondamentalisti dell’Is sono dei miscredenti che vanno convertiti o perseguitati. Notizie di atroci violenze contro questa minoranza si sono rincorse nelle ultime ore e i media mondiali hanno trasmesso il video del drammatico e accorato appello al parlamento iracheno della deputata della minoranza yazida che denunciava in lacrime le esecuzioni sommarie e le torture contro il suo popolo, chiedendo disperatamente aiuto alle autorità del Paese.

“L’avanzata dei jihadisti è più rapida di quanto si pensasse”, ammette il presidente Obama, aggiungendo che “non c’è un programma” sulla fine dei raid aerei statunitensi in Iraq, ma precisando al tempo stesso che i soldati americani non torneranno a combattere nel Paese con missioni di terra. Obama vuole infatti scongiurare una nuova guerra degli Stati Uniti in Iraq, dopo che ha fatto di tutto per concludere quella avviata dal suo predecessore George W. Bush con il ritiro delle truppe Usa. In ogni caso, l’attuale missione in Iraq, con i raid aerei contro i jihaisti dell’Is e il lancio di aiuti umanitari ai civili, andrà avanti ancora a “lungo termine, il problema non sarà risolto in settimane“, ha precisato Obama.

Sostegno all’operazione americana in Iraq è arrivato dal Primo ministro britannico, David Cameron, e dal presidente francese, François Hollande.  Nel frattempo, a contrastare via terra l’avanzata dei fondamentalisti ci pensano i combattenti curdi Peshmerga.

Oggi, durante l’Angelus in Piazza san Pietro, il Papa è tornato a pregare per i cristiani e le altre minoranze perseguitate in Iraq. Il Pontefice ha espresso sgomento e preoccupazione per le persone uccise, i “bambini morti di fame e di sete”, le donne sequestrate e le persone in fuga dalle brutali violenze. Mostruosità contro esseri umani a cui si aggiunge “distruzione dappertutto, di case, di patrimoni religiosi, storici e culturali”. “Tutto questo – ha detto Francesco – offende gravemente Dio e l’umanità“. “Non si porta l’odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio!”, ha gridato il Papa, invitando poi i fedeli in piazza ad un minuto di preghiera e raccoglimento per le vittime irachene.

Redazione