Matteo Renzi ci ripensa “Non prendo ordini dalla Ue”. E su Silvio dice “L’ho voluto io sulle riforme, altrimenti ci toccava farle con qualcun altro”

Matteo Renzi (JOHN THYS/AFP/Getty Images)
Matteo Renzi (JOHN THYS/AFP/Getty Images)

E’ un Matteo Renzi che ostenta sicurezza quello che emerge nel corso dell’intervista alla Stampa. Sembrano non toccarlo i dati negativi sul Pil, sulla tenuta della maggioranza o sui rapporti con Silvio Berlusconi. Rifarebbe tutto e tutto si volgerà al meglio, dice. Aspettate e vedrete. Per certi aspetti nulla di nuovo e se non un una rapida retromarcia sulle affermazioni con cui pochi giorni fa si era dichiarato d’accordo. Mario Draghi aveva parlato di una “cessione di sovranità da parte degli Stati europei ne confronti della Ue” qualora si mostrassero incapaci di fare le riforme. Il giovane premier si era detto subito “pienamente d’accordo” con la prospettiva di Draghi. Oggi corregge ampiamente il tiro e reinterpreta a modo suo l’affermazione del presidente della Bce “la frase di Draghi è: se non fa le riforme, l’Italia non è attrattiva per investimenti esteri”. Questa è l’interpretazione autentica delle parole provenienti dalla Bce, assicura il premier . La paventata “cessione di sovranità” da parte di Draghi sembra oggi una frase mai pronunciata e anzi Renzi va oltre, tornado a ostentare noncuranza verso il “direttorio” di Bruxelles: “Sulle riforme
la linea è anche quella mia e di Padoan: quindi siamo d’accordo, nessun problema – insiste il premier Renzi – Ma se qualcuno vuole interpretarla e far intendere che l’Europa deve intervenire e dire all’Italia quel che deve fare, allora no, non ci siamo. Oggi non è l’Europa che deve dire a noi cosa fare” Di debolezza politica neanche a parlarene. “Io ed il PD non abbiamo bisogno di spinte da Bruxelles” assicura il premier: “Il PD ha vinto le elezioni, è il partito che ha preso più voti in Europa, io e il Governo siamo usciti più forti dal test di maggio”. In definitiva, secondo il premier “sono gli Stati a dover indicare alla Commissione via e ricette per venir fuori dalle secche”. Non meno sicurezza ostenta il premier riguardo al rapporto con Silvio Berlusconi. Il coinvolgimento del leader di Forza Italia non gli crea alcun imbarazzo anzi, Renzi ne rivendica il merito – parla di “personale scelta” dice –  nell’aver coinvolto “Berlusconi nel processo di riforma” senza prestare ascolto alle contestazioni. “Se lui non ci fosse stato avremmo fatto le riforme con altri: ma io credo che vadano fatte con le opposizioni, con i nemici, piuttosto che con gli amici”.
Dunque umore “ a mille” assicura il premier “per l’intera cornice dell’azione di governo” Ed ecco che Renzi torna a mostrarsi battagliero verso “professori, analisti, editorialisti, accademico” contro i quali si dice “prontissimo ad aprire un nuovo fronte polemico: la musica è cambiata”. Non sono solo loro i colpevoli: Renzi lancia l’ennesima sfida contro “ questi salotti che, dopo aver pronosticato una nostra sconfitta alle elezioni, immaginano di farmi avere una ripresa agitata a settembre: e non si rendono conto che ogni loro attacco mi spinge a darci dentro ancor di più”. Entro agosto intanto la Ue dovrà decidere sulla candidatura della Mogherini al Ministro degli Esteri Ue. Un ottimo test per valutare la capacità di persuasione del premier sui “tecnocrati e burocrati” di Bruxelles e il peso della sua leadership in ambito Ue.

Redazione