Sant’Anna di Stazzema. I settant’anni di una strage ancora impunita

Stazzema, Monumento dedicato alle 560 vittime dell'eccidio del 12 agosto 1944 (getty images)
Stazzema, Monumento dedicato alle 560 vittime dell’eccidio del 12 agosto 1944 (getty images)

Sono trascorsi ormai settant’anni dalla strage di Sant’Anna di Stazzema nella quale le SS naziste trucidarono 560 persone, in gran parte civili. A Sant’Anna – paesello in provincia di Lucca che le milizie tedesche ipotizzavano potesse essere abitato da persone che fornivano sostegno ai partigiani – si verificò uno degli episodi più cruenti della seconda guerra mondiale, ma la giustizia internazionale ancora stenta a riconoscere il massacro e a condannarlo in maniera uniforme e definitiva. E’ notizia del 5 agosto scorso la riapertura delle indagini in Germania sui fatti di Stazzema, giunta a seguito di una provvisoria archiviazione delle indagini da parte della procura di Stoccarda la quale non si era presa la responsabilità di agire contro i superstiti autori della strage.

Oggi, mentre a Sant’Anna prendono il via le tradizionali commemorazioni, è intervenuto proprio su questi fatti il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha detto: “Desidero non far mancare in questa dolorosa e solenne giornata il mio memore, sempre solidale saluto alla popolazione di Sant’Anna di Stazzema insieme con la mia ammirazione per quanti continuano instancabilmente ad operare per la causa della verità e della giustizia nel 70esimo anniversario di una strage che ha inorridito il mondo. Ricordo con intensa commozione l’abbraccio del marzo dello scorso anno con il Presidente Gauck e il nostro così significativo incontro con i famigliari delle vittime e con tutti i cittadini di Sant’Anna. E saluto con speranza il riaprirsi di uno spiraglio per la ricerca delle responsabilità in sede giudiziaria nell’amica Germania”.

Alle celebrazioni ha preso parte anche la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, la quale ha detto: “Conservare e aggiornare la memoria è lo strumento per mantenere l’identità salda di un popolo”.

A Stazzema era presente anche la seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, che è tornato sul discorso sollevato da Napolitano dicendo: “Donne, vecchi e bambini rimasti nelle proprie case, certi che nulla sarebbe potuto accadere a civili inermi – prosegue – Il loro sacrificio, come emerso dalle indagini della Procura militare di La Spezia non fu l’esito di rappresaglia, bensì di un atto premeditato e curato in ogni dettaglio per sterminare la popolazione ed interrompere i collegamenti fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti in zona”.

 

Nicoletta Mandolini