Beppe Grillo sulla lettera Ue “nascosta” da Renzi: “Con battute e annunci non va da nessuna parte”. E Aldo Giannuli sul blog “Il tempo del premier è scaduto”

Beppe Grillo (Getty images)
Beppe Grillo (Getty images)

Beppe Grillo commenta su Fb la notizia della letera Ue al governo italiano sui nuovi fondi europei all’Italia «È drammatico. Una lettera tenuta nascosta fino ad oggi è stata inviata dalla Commissione Europea circa un mese fa. Metteva metteva in guardia il premier Matteo Renzi e l’Italia intera” sul rischio di perdere i fondi Ue. Nel documento della Ue, scrive Grillo, “La strategia e i piani di Renzi e Padoan vengono letteralmente demoliti. La politica di Renzi non convince Bruxelles. Gli annunci, gli spot e le battute non portano da nessuna parte. L’Europa se n’è accorta. Renzi e il suo Governo rischiano grosso. E con loro tutti i cittadini italiani». Sul blog interviene lo storico e saggista Aldo Sabino Giannuli che tira una linea sul semestre del Governo Renzi con l’hastag RenzieNonMangiaIlPanettone. L’analisi dello storico è impietosa: “Da giugno si sono infittiti i segni di una crescente insofferenza dei poteri forti e semi-forti verso Renzi: le bordare del gruppo Espresso-Repubblica” con gli articoli domenica ali di Eugenio Scalfari “ la sparata di Della Valle, i mugugni confindustriali, le denunce di Confcommercio, i rilievi di Cottarelli, la freddezza del “Corriere” e del “Sole 24 ore” scrive Giannuli. “Il preannuncio del licenziamento è arrivato con la bacchettata di Draghi “ che significa a chiare lettere “caro Renzi, non mi incanti con la riforma del Senato, sono altre le riforme che devi fare”, Il sottinteso era “altrimenti togliti di mezzo”. Renzi prima si è messo sull’attenti; visto che la cosa non commuoveva nessuno, sta abbozzando un goffo tentativo di resistenza – “Non decide la Bce!” – Povero illuso – scrive Giannuli – non si rende conto di avere pochissime frecce al suo arco e troppi avversari: gli americani lo detestano per le sue aperture a Putin, la Merkel non lo digerisce, la Bundesbank gli darebbe fuoco, la finanza che sogna di avventarsi sul peculio berlusconiano non gli perdona il tentativo di salvare il Cavaliere. Renzi pensava di affascinare l’Europa con la sua riforma del Senato: non se l’è bevuta nessuno” Continua Giannuli “Renzi si sta limitando a giocare al “piccolo leader”. Tuttavia osserva lo storico l’Europa non ha soluzioni politiche di ricambio: la destra berlusconiana l’ha già cacciata una volta ed è decotta, il centro non esiste e nel PD non c’è nessuno che possa dare il cambio al fiorentino. Ed allora che si fa? Si commissaria l’Italia. Si fa governare il paese dalla troika Ue-Fmi-Commissione Europea”.

Ma, mi si dirà, la troika interviene solo su richiesta dei paesi che sono a rischio default. Certo – aggiunge Giannuli – ma dove è il problema? L’Italia richiederà l’intervento della Troika. Non vuole farlo? Allora procederà con un nuovo “assedio dello spread”: quando, come nel novembre 2011 c’era da cacciare Berlusconi – lo spread risalirà oltre i 500-600 punti si troverà il Monti di turno che faccia il lacchè della troika. E Renzi cosa può fare? Il bersagliere del nulla” ha solo due scelte davanti – scrive Giannuli – o fa quello che la Bce gli dice oppure fa saltare il tavolo. Cosa intendo per “far saltare il tavolo”? Giocare la carta del “ricatto del debitore”: “io vado in default, ma dietro di me se ne vengono molti altri, comprese le banche tedesche: poi l’Euro salta e siamo tutti seduti per terra; oppure ristrutturiamo il debito senza ricatti, iniziamo a negoziare una uscita dall’Euro, rivediamo tutti i patti.”
La forza negoziale dell’Italia – commenta ancora Giannuli – è nei suoi 2.000 miliardi di debito. La Ue e l’Euro potrebbero resistere agevolmente ad un default greco pari a 300 miliardi ma un colpo da 2.000 miliardi è decisamente troppo: un piccolo debito è un problema del debitore, ma un grande debito è un problema del creditore. Ma – conclude Giannuli – questo richiederebbe una intelligenza, una preparazione, un coraggio politico di cui non sospettiamo lontanamente Renzi. La sua patetica impennata in difesa della sovranità nazionale non vale una grinza sulla pelle di un rinoceronte. Sarà travolto prima di aver finito di parlare”.