Pil: male anche Francia e Germania

François Hollande e Angela Merkel (DIDIER LEBRUN/AFP/Getty Images)
François Hollande e Angela Merkel (DIDIER LEBRUN/AFP/Getty Images)

Se l’Italia è in recessione, nemmeno Francia e Germania se la passano bene. Il secondo trimestre del 2014 si sta rivelando una iattura per le economie dei più importanti Paesi dell’Eurozona, segno che gli annunci che si rincorrono da mesi sulla ripresa economica ormai avviata si stanno rivelando troppo avventati. Il Prodotto interno lordo della Germania è negativo per la prima volta dal 2012, mentre quello della Francia è a zero.

Nel secondo trimestre 2014 il Pil tedesco ha segnato -0,2% rispetto al trimestre precedente. Il dato del primo trimestre 2014, che era al +0,8%, è stato rivisto in ribasso al +0,7%. Lo comunica Destatis, l’ufficio di statistica tedesco. Il dato sul Pil della Germania nel secondo trimestre 2014 è peggiore delle attese degli analisti, che si aspettavano soltanto un calo congiunturale dello 0,1%.

La Francia, con una crescita zero nel secondo trimestre di quest’anno così come nel primo, taglia le previsioni di crescita per il 2014 e avverte che non centrerà gli obiettivi sul deficit, chiedendo alla Ue più flessibilità sui conti, come del resto l’Italia. Il ministro francese delle Finanze Michel Sapin ha detto che il Pil francese crescerà dello 0,5% nel 2014 e non più dell’1% come da precedente previsione. Il ministro ha anche annunciato che difficilmente la Francia raggiungerà l’obiettivo del deficit al 3,8% del Pil, ma supererà, anche quest’anno, il 4%. Sapin ha comunque promesso un taglio di 50 miliardi di euro alla spesa pubblica nel biennio 2015-2017. Allo stesso tempo, però, Sapin ha chiesto che le politiche economiche europee tengano conto della situazione economica in atto, non solo in Francia ma nell’intera Eurozona. Il ministro francese delle Finanze ha insistito sul fatto che l’Unione Europea debba adottare una politica monetaria adeguata ad “una situazione eccezionale di crescita debole e bassa inflazione nell’intera zona euro“, tanto più che la stessa Francia, come già la Spagna, è entrata in deflazione. Il dato è stato comunicato ieri dall’istituto di statistica francese, Insee, che ha segnalato un calo dello 0,3% su base mensile dell’indice dei prezzi al consumo in Francia, mentre il dato su base annua rimane positivo, al +0,5%. In Spagna, invece, l’inflazione è negativa al -0,3% su base annua. In Italia l’inflazione a luglio è scesa al +0,1% su base annua, mentre su base mensile ha segnato un calo del -0,1%. Anche in Germania l’inflazione è scesa a luglio, a +0,8%, registrando il livello più basso dal febbraio 2010.

Il ministro Sapin ha inoltre chiesto che la Bce utilizzi ogni mezzo per contrastare il rischio di deflazione e spingere l’euro su livelli più competitivi. La moneta unica europea, infatti, contoinua ad essere troppo forte e questo a danno delle esportazioni non solo dell’Italia, ma anche della Francia.

Nonostante il quadro economico difficile, con “i rischi per le prospettive economiche” che “restano orientati al ribasso”, come ha avvertito la Banca centrale europea, i tedeschi non ne vogliono sapere di cambiare la politica monetaria e lo stesso presidente della Bundesbank, Jens Wedmann, in un’intervista al quotidiano francese Le Monde nega il pericolo deflazione. Il calo dell’inflazione in Europa, spiega Wedmann, è dovuto ai seguenti fattori: le riduzione dei prezzi dei prodotti energetici e dei beni alimentari, l’apprezzamento dell’Euro e gli aggiustamenti economici in corso in Paesi come Spagna e Grecia. Secondo il numero uno della Bundesbank, “se facciamo la somma di questi elementi non siamo in uno scenario di deflazione”. Se lo dice lui.

Valeria Bellagamba