USA. Ferguson infiammata dai riot nel nome di Michael Brown

Manifestazione a Ferguson, St. Louis (Scott Olson/Getty Images)
Manifestazione a Ferguson, St. Louis (Scott Olson/Getty Images)

La località statunitense di Ferguson, nel Missouri, è in queste ore il fulcro della cronaca non solo americana ma anche internazionale per la tragica morte spettata a Michael Brown, giovane cittadino di origini afroamericane ucciso dalle forze dell’ordine lo scorso 9 agosto. Mentre si continua ad indagare sulle cause ancora non completamente chiare del decesso del diciottenne ragazzo di colore, continuano in zona i riot che vedono parte della comunità afroamericana ribellarsi all’autorità poliziesca e cimentarsi con sit-in, atti di sabotaggio, proteste di vario genere.

Proprio le indagini sul coinvolgimento degli agenti nella morte di Michael ha riacceso, nella notte scorsa, la rabbia dei neri di Ferguson e reso ancora una volta visibile il nesso che collega l’episodio di violenza e l’ancora palpabile prassi discriminatoria e segregante nei confronti delle minoranze afroamericane che ancora caratterizza alcune aree degli Stati Uniti. Dopo la comunicazione da parte delle istituzioni del nome del poliziotto accusato del decesso, Darren Wilson, e la dichiarazione in conferenza stampa su un presunto furto che il deceduto Brown avrebbe compiuto prima di morire, il sobborgo di St. Louis è tornato a ribollire in una notte di saccheggi e nuovi scontri.

Secondo quanto riferito dalle autorità, circa 200 persone avrebbero fatto irruzione nello stesso supermercato all’interno del quale è stato girato il filmato che incriminerebbe Michael Brown del furto di sigarette per il valore di 48.99 dollari. La folla avrebbe iniziato a rubare beni nello store, finché la polizia non è intervenuta dando il via a tafferugli durante i quali i manifestanti hanno lanciato oggetti agli agenti. Le ostilità si sono concluse solamente alle 4 di mattina e, secondo quanto riferito da Associated Press, un agente risulterebbe lievemente ferito.

La stessa rabbia dei manifestanti ha mosso la famiglia di Brown nelle dichiarazioni effettuate a seguito della conferenza stampa della polizia. Nel prendere parola i famigliari del giovane defunto hanno espresso sdegno nei confronti dell’operato delle autorità, le quali starebbero, a loro avviso, tentando di sviare l’attenzione dal fatto clou dell’uccisione dando in pasto all’opinione pubblica la notizia non confermata della rapina effettuata da Michael. La famiglia ha voluto specificare che l’uomo ripreso dalle telecamere del supermercato sembra essere Brown, ma non c’è alcuna certezza a riguardo. Inoltre, dicono, anche nel caso in cui si dimostrasse che il ragazzo ha compiuto il reato, nulla potrebbe giustificare la violenza perpetrata su di lui dalla polizia.

 

Nicoletta Mandolini