Iraq, sono almeno 70 i fedeli uccisi nella moschea a Diyala. Offensiva dei curdi per riconquistare Jalawla

Sciiti iracheni (Getty images)
Sciiti iracheni (Getty images)

Secondo le prime ricostruzioni sarebbero almeno 70 i fedeli rimasti uccisi nell’attacco portato da miliziani sciiti, fedeli al governo di Bagdad, che avrebbero sparato contro i fedeli durante la preghiera del venerdì in una moschea sunnita di Imam Wais nella provincia irachena di Diyala a nordest di Baghdad. Non è chiaro cosa abbia scatenato l’attacco e se i miliziani fossero impegnati in combattimenti contro i jihadisti dell’Isis. Secondo alcune fonti l’attacco potrebbe essere una rappresaglia per un attentato subito dali sciiti nell’ambito di una campagna di reclutamenti.
Nelle ultime ore peshmerga curdi hanno lanciato un’offensiva per riconquistare la città di Jalawla, a nord-est di Bagdad, caduta nelle mani dei jihadisti l’11 agosto. Le minacce dell’Isis non hanno attenuato l’intensità del supporto statunitense alle operazioni di terra dei curdi: almeno trentacinque uomini dello Stato Islamico sarebbero rimasti uccisi in un bombardamento delle forze aeree Usa vicino a Mosul. “I peshmerga avanzano su diversi fronti” ha affermato un portavoce del governo curdo. Secondo una fonte militare curda, inoltre, gli Stati Uniti starebbero pensando ad aprire una base militare a Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. La base dovrebbe servire a monitorare la situazione militare e di sicurezza in Iraq. Gli americani avrebbero scelto Erbil perché rappresenta una zona ideale per la sicurezza della base e del suo personale e avrebbero già raggiunto un accordo con le autorità locali.

Intanto l’Iran ha fatto sapere che accetterà di collaborare nella lotta contro lo Stato islamico in Iraq e nel Levante solo in cambio di progressi nei colloqui sul nucleare con le grandi potenze. Lo ha dichiarato il capo della diplomazia iraniana, Mohammad Javad Zarif che ha chiesto la revoca delle sanzioni economiche che Nazioni Unite, Stati Uniti e Unione europea hanno imposto nei confronti dell’Iran per cercare di fermare il programma nucleare del governo di Teheran, sospettato di costruire la bomba atomica. Le grandi potenze e l’Iran dovrebbero riprendere i colloqui a settembre.

Repubblica