Italia, massimo allarme per il terrorismo della Jihad

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Il rischio che l’Italia e l’Europa siano oggetto di attacchi da parte del terrorismo di matrice islamica e jihadista è altissimo. Un rischio che può diventare tanto più concreto quanto più l’intervento degli Stati Uniti e della Gran Bretagna in Siria ed in Iraq si dimostrasse efficace nel frenare l’avanzata dello Stato Islamico. Un tragico esempio è stato proprio il brutale assassinio di James Foley una “riposta” dei terroristi ai raid degli americani in Siria in appoggio logistico alla controffensiva dei curdi.

C’è inoltre il problema della vicinanza con le aree di conflitto, Siria e Libia in particolare: basti pensare alla “conquista” da parte milizie islamiste di Misurata dell’aeroporto di Tripoli, la notte scorsa. Un luogo, la Libia, che con le sue risorse energetiche e la sua posizione nel Mediterraneo potrebbe diventare presto obiettivo di uno Stato Islamico che riuscisse a consolidarsi territorialmente.

L’Italia è esposta alla ritorsione della Jihad per almeno tre motivi: la decisione del Parlamento di sostenere i curdi con l’invio di armi, secondo gli auspici espressi dal vertice dei Ministri degli Esteri Ue del 15 agosto; l’alleanza storica, sia pur tra alti e bassi, che caratterizza i rapporti tra il nostro Paese e gli Stati Uniti; infine la presenza della Chiesa di Roma. Così si è espresso così il Ministro degli Interni Angelino Alfano “Il nostro territorio, come quello di altri Paesi occidentali impegnati in missioni all’estero, è esposto alla minaccia del terrorismo politico confessionale, in particolare di quello qaedista. Nei discorsi pubblici degli jihadisti l’Italia è spesso indicata come il “nemico” perché ospita il centro della Cristianità”. Non a caso – ha ancora sottolineato il Ministro dell’Interno – l’autoproclamato Califfo dello Stato Islamico Abū Bakr al-Baghdādī nel primo discorso diffuso in Occidente ha detto”Conquisteremo Roma”. “Una minaccia sulla quale la vigilanza è altissima” assicura Alfano.

Che lo stato di massima allerta fosse da parte del Viminale fosse già in atto lo si è compreso qualche settimana fa quando proprio Alfano ha deciso di espellere l’imam di San Donà di Piave per un sermone in cui invocava Allah affinché uccidesse gli israeliani “uno a uno, fino all’ultimo, senza risparmiarne nemmeno uno”. Massima attenzione quindi del Viminale alle dichiarazioni degli imam in particolare quelli che incitano all’odio verso le altre confessioni religiose come gli ebrei e i cristiani.

La stretta sul territorio è ribadita dal viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico “Nulla è dato per scontato. Gli atteggiamenti benevoli alle frontiere vanno superati. I controllo vanno eseguiti in modo efficace». Lamberto Giannini direttore dell’Ufficio antiterrorismo assicura: «Stiamo monitorando gli ingressi e le uscite di persone sospette, soggetti noti che hanno già combattuto e soggetti radicalizzati che in poco tempo potrebbero essere un’attrazione per i più giovani”.

Gli organismi di sicurezza e le intelligence di tutta Europa sono in stato di massima allerta. Sono state attivate tutte le cooperazioni necessarie  tra polizie e tra servizi segreti. La collaborazione transazionale è un fattore determinante. “L’Italia – assicura il Ministro dell’Interno – proporrà la creazione di squadre multinazionali con l’obiettivo di mettere a disposizione degli Stati membri uno strumento specifico di scambi informativi con finalità operative. Il nostro Comitato di analisi strategica antiterrorismo si è riunito 52 volte in un anno” l’ultima nel corso della settimana appena trascorsa, assicura il Ministro.Il segretario nazionale dell’Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia Lorena La Spina, non nasconde la massima allerta : “È più che mai necessario rafforzare tutto l’apparato di sicurezza, a cominciare dalle Digos e dagli Uffici immigrazione. E bisogna assumere nelle forze dell’ordine, anche attraverso una riserva di posti, i figli di immigrati regolarmente presenti sul nostro territorio». Quella che viene proposta è dunque una politica di infiltrazione di informatori nelle fila degli jihadisti secondo una tattica tipica del controspionaggio. Un modo per rispondere al fenomeno dei “foreign fighters” gli europei convertiti alla Jihad che si recano all’estero per combattere a fianco dello Stato Islamico. Ritornando in Europa si occupano di “arruolare” nuove leve tra gli immigrati di seconda o terza generazione, oppure tra gli europei . Sul fenomeno il Ministro dell’Interno ha dichiarato: “I combattenti italiani attivi in Siria sono alcune decine, con un nucleo molto ristretto di ideologi e reclutatori. Ne sono morti già una decina. Siamo in possesso di una lista consolidata dei combattenti di nazionalità italiana. I pericoli sono tanti. Il punto di aggregazione dei “foreign fighters” è stato a lungo la Siria, da ultimo l’Iraq. Ritornano in Europa, con la loro nazionalità, ricchi di un addestramento militare e ulteriormente radicalizzati, pronti a nuove azioni di proselitismo e all’organizzazione di attentati”.

Proprio l’infiammarsi della guerra civile in Siria in Iraq è divenuto un catalizzatore: sul web si moltiplicano i siti di predicazione e esaltazione della guerra santa. Un altro pericolo è rappresentato dai “lupi solitari”, terroristi slegati da organizzazioni, che realizzano attacchi da soli o con micro-cellule. “Sono pronti ad adottare la “strategia dei mille tagli” per “dissanguare il nemico fino a farlo morire” e il “nemico” – sottolinea ancora il Ministro Alfano – sono gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e i “Paesi crociati” e anche l’Italia per la colonizzazione della Libia. “Il problema – conclude Alfano – è che i “foreign fighters“, circolano liberamente per l’Europa, perché cittadini dell’Unione“. “Siamo tra voi” è stata la sfida lanciata dalla Jihad dopo la decapitazione di James Foley. Spetta ora all’Occidente rispondere.