Usa, Regno Unito e Francia: le prime mosse contro lo Stato Islamico

David Cameron e Barack Obama (getty images)
David Cameron e Barack Obama (getty images)

Lo Stato islamico nell’Iraq e nel Levante rappresenta, secondo il segretario alla Difesa americano Chuck Hagel, “la più grande minaccia per gli Stati Uniti” al punto che gli Usa sono prossimi ad allearsi, direttamente o indirettamente, con due Paesi “nemici”: Siria e Iran. Nelle ultime ore Assad ha manifestato la sua intenzione di non ostacolare gli americani nell’offensiva contro il comune nemico dell’Isis. Quanto all’Iran, sebbene non ci siano contatti formali tra Washington e Teheran è oltre un mese che i due paesi coordinano la loro attività in Iraq per fronteggiare la rapida avanzata dell’Isis. L’Iran manda armi e offre consigli militari al governo di Bagdad mentre Washington pianifica raid aerei sulle posizioni dell’Isis nel Kurdistan iracheno, all’inserimento di truppe speciali e all’invio di armi alle forze armate irachene. Secondo il generale Michael Hayden, ex capo della Cia i raid americani contro le basi dello Stato Islamico in Siria, oltre a quelli in Iraq, possono fare la differenza nella lotta contro l’organizzazione terroristica. Hayden ritiene che sia ormai tempo di passare ad una strategia di attacco e non solo di difesa. «Non si tratta solo di difesa, ma di offesa, di smantellare l’Is» ha detto in un’intervista alla Cnn, suggerendo che i raid condotti in Siria minaccerebbero la stessa «sopravvivenza» delle strutture dello Stato Islamico.
Se Washington si muove Londra non rimane a guardare. Il pericolo dell’estremismo islamista era gia noto a Londra come agli altri Paesi europeri, tanto che il primo ministro britannico David Cameron e il presiedente francese François Hollande si sono incontrati di recente per un confronto dedicato esclusivamente alle misure antiterrorismo. Tuttavia gli sviluppi del caso Foley, con un britannico sospettato di essere l’autore del brutale assassinio, ha impresso un’accelerazione straordinaria alle contro misure del Regno Unito. E se l’intervento degli Stati Uniti mira sopratutto a frenare l’avanzata dell’Isis sul terreno, l’Inghilterra sembra concentrare i propri sforzi per arginare il fenomeno dei foreign fighters e contrastare ogni forma di proselitismo da parte dei militanti della Jiha nei confronti dei cittadini britannici. Therese May Ministro degli Interni ha annunciato provvedmenti straordinari per affrontare i jihadisti e i loro sostenitori che operano sul territorio inglese: chi torna a casa dopo aver combattuto in Siria o in Iraq sostenendi gli islamisti rischia 20 anni di carcere. Una pena così alta si accompagna a nuovi poteri per la polizia. Quella annunciati da Theresa May sono definiti come «anti social behaviours orders», provvedimenti per comportamenti anti sociali, simili ai Daspo usati nei confronti degli ultras e potrebbe essere introdotta in tempi brevi. Le misure restrittive potrebbero riguardare anche lo scioglimento di gruppi e movimenti che incitano alla lotta armata e sono «portatori di ideologie estremistiche», anche se non coinvolti nelle indagini. Il Ministro chiede nuovi poteri anche per contrastare il reclutamento di giovani miliziani da parte dei foreign fighters un problema che lo stesso primo ministro David Cameron dimostra di considerare una vera e propria spina nel fianco per il governo in carica. Infine la Francia dove sono già in via di rafforzamento alcune misure di sicurezza soprattutto quelle che mirano a prevenire i “viaggi del terrore”: ai cittadini francesi sospettati di volersi recare in Siria e in Iraq per addestrarsi e combattere insieme allo Stato Islamico verrà imposto il divieto di lasciare il Paese per almeno sei mesi.

Redazione