Le tre vittime della strage di via Caravaggio a Napoli, ottobre 1975 (screen shot video youtube)

Le tre vittime della strage di via Caravaggio a Napoli, ottobre 1975 (screen shot video youtube)

A distanza di 39anni dalla strage di Via Caravaggio, una lettera anonima, firmata Blue Angel e inviata giovedì scorso al quotidiano il Mattino, rivelerebbe dove è nascosta l’arma con la quale, nella notte tra il 30 e il 31 ottobre del 1975, nel quartiere di Fuorigrotta, fu sgozzata un’intera famiglia: l’ex capitano di Marina Domenico Santangelo, la moglie Gemma Cenname, la figlia Angela di 19 anni e addirittura il cagnolino della famiglia.
Le tre vittime furono ritrovate otto giorni dopo il delitto: i vigili del fuoco entrati dell’appartamento dopo una segnalazione dei famigliari, trovarono i corpi del marito e della moglie, l’uno sopra l’altro nella vasca da bagno, mentre il corpo della ragazza era avvolto in una coperta e steso sul letto. I resti del cagnolino furono ritrovati invece dopo ulteriori sopralluoghi, anche loro buttati nella vasca da bagno.

Ma non solo, l’anonimo autore riferisce anche di aver già inviato una lettera un anno e tre mesi fa alla procura di Napoli e sostiene che ad uccidere la famiglia e addirittura il loro cagnolino, fu un medico.
Blue Angel spiega nella missiva che la strage avvenne per motivi passionali legati ad Angela e che la giovane avrebbe annotato il nome dell’assassino sul suo diario.

La lettera inviata al Mattino è stata consegnata agli investigatori che hanno riaperto il caso nel 2011 e che due giorni fa, hanno scoperto il dna dell’imputato del delitto, poi assolto con formula piena dalla Cassazione, su alcuni reperti sottoposti all’esame degli esperti dell’Unità Delitti Insoluti della Polizia. Si tratta del dna di Domenico Zarrelli, nipote della donna uccisa e che da subito finì nel mirino degli investigatori e venne processato per il delitto di via Caravaggio, ed assolto in via definitiva. In virtù del principio giuridico del “ne bis in idem”, per cui non si può essere processati due volte per lo stesso delitto, il colpevole potrà essere nuovamente giudicato per il crimine commesso.

Redazione