Iraq, i sunniti di Amerli temono ritorsioni. Bagdad, proteste in Parlamento

Rifugiati iracheni (Getty images)
Rifugiati iracheni (Getty images)

Dopo la fine dell’assedio di Amerli da parte degli jihadisti dello Stato Islamico non sembrano finite le traversi per i sunniti dell’Iraq, che ora temono rappresaglie da parte del governo iracheno, delle milizie sunnite e dei peshmerga curdi. Molti centri intorno ad Amerli sono ora deserti. «Suleiman Beg e altri villaggi sono stati completamente liberati», prima dell’arrivo delle truppe irachene spiega Nàim al-Aboudi, portavoce di Asàib Ahl al-Haq, una milizia sciita.
Il timore è motivato dal fatto che da principio i sunniti avevano accolto favorevolmente l’arrivo dello Stato islamico come atto di opposizione al governo sciita di Nuri al-Malik per poi finire soggiogati dalla violenza degli sciiti . Il timore dei sunniti è di essere accusati di collaborazionismo con i jihadisti. «Gli abitanti sono molto preoccupati – sottolinea Nàim al-Aboudi, – Ci stanno chiedendo di spiegare che non sono collaborazionisti, ma che sono stati costretti a restare». Una reazione non infondata dopo il bagno di sangue contro sciiti, cristiani e yazidi che ha stravolto l’Iraq orma da giugno.

Intanto Bagdad rischia il caos: un gruppo di oltre 100 familiari di soldati iracheni scomparsi giugno scorso hanno bloccato i lavori del l Parlamento per protestare contro la mancanza di notizie sui loro congiunti. L’assemblea avrebbe dovuto discutere di quanto accaduto l’11 giugno scorso, quando la base Spiker, 13 chilometri a nord di Tikrit, sede dell’accademia dell’aeronautica militare, è stata conquistata dai jihadisti. Si parla di 1.700 militari uccisi dall’Isis: immagini di esecuzioni compiute da miliziani con il volto coperto sono circolate sul web. Secondo voci non confermate, una parte dei soldati potrebbe essere tenuta in ostaggio dallo Stato islamico. I familiari hanno chiesto informazioni certe dei loro congiunti. La folla in maggioranza sciita, si è rifiutata a lungo di uscire dall’edificio. Forze speciali dell’esercito sono state inviate per circondare il Parlamento e riportare la situazione sotto controllo.

 

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