Bimbo inglese malato: scarcerati i genitori in Spagna

I genitori di Ashya King (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)
I genitori di Ashya King (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)

Dopo la fuga in Spagna per sottoporre il loro bimbo malato terminale di cancro a nuove cure e l’arresto a seguito di mandato di cattura internazionale emesso dalla Procura britannica, i genitori del piccolo Ashya King sono stati scarcerati ieri sera. I due erano stati arrestati per aver portato via il figlio dal Southampton General Hospital senza il consenso dei medici, nel tentativo disperato di sottoporre il piccolo, affetto da tumore al cervello, ad una terapia innovativa. “Moriamo dalla voglia di rivedere il suo viso”, ha detto il padre di Ashya, Brett King, appena è uscito dal carcere di Madrid. Il bimbo, 5 anni, è ricoverato ora in un ospedale di Malaga. La vicenda ha commosso il mondo e ha provocato anche l’intervento del premier britannico David Cameron, che aveva chiesto che sul caso prevalesse il “buon senso”. “Come tutti in questo Paese, voglio vedere questo povero bambino tornare con i suoi genitori”, aveva detto il premier, ricordando la tragica vicenda personale di suo figlio Ivan, affetto da paralisi cerebrale e morto nel 2009 all’età di 6 anni. Le fotografie di Ashya, aveva detto Cameron, “mi fanno ricordare il mio giovane ragazzo gravemente malato, Ivan”.

L’intervento del premier è stato determinante nel far cambiare idea al Crown Prosecution Service, la procura inglese, che ha deciso di ritirare il mandato di cattura internazionale nei confronti di Brett e Naghemeh King, i genitori di Ashya.

Lo stesso comandante della Hampshire Police, Andy Marsh, che aveva lanciato la cattura in Spagna nei confronti dei due genitori, aveva detto che il piccolo Ashya aveva “bisogno di assistenza medica e dei genitori al suo fianco”. Marsh aveva anche aggiunto che l’arresto dei coniugi King non era giusto.

Brett e Naghemeh King erano fuggiti con il figlio dall’Inghilterra venerdì scorso e domenica sono stati arrestati. La coppia aveva spiegato di volere per loro figlio una nuova cura, della quale erano venuti a conoscenza su internet, nota come radioterapia con fasci di protoni, ma che l’ospedale di Southampton non offriva loro. Per questo motivo erano fuggiti nel sud della Spagna, nella speranza di poter vendere una loro proprietà lì e ottenere denaro sufficiente a pagare le cure per Ashya in Repubblica Ceca o negli Stati Uniti. Ieri sera intorno alle 23 la coppia è stata scarcerata.

“Ci hanno trattati come criminali”, ha accusato Brett King nella conferenza stampa di oggi. “Mia moglie non smetteva di piangere in cella – ha aggiunto -. Ci hanno sottratto tempo che avremmo potuto passare con i nostri figli”. Oggi Brett e Naghemeh potranno riabbracciare il loro piccolo Ashya, che si trova ricoverato nel reparto materno infantile dell’ospedale di Malaga, assistito da un’infermiera 24 ore su 24. Le condizioni del bimbo sarebbero stabili. Intanto, i genitori stanno pensando ad un’azione legale contro i responsabili dell’ospedale di Southampton, che aveva sporto denuncia contro la coppia per “torture” su minore e dalla quale era partito il mandato di cattura internazionale che li aveva condotti in carcere in Spagna. “Abbiamo portato via nostro figlio dall’ospedale perché gli vogliamo bene”, hanno dichiarato i coniugi King. Secondo la coppia, infatti, le cure dell’ospedale britannico avrebbero portato Ashya “ad uno stato vegetativo”, mentre i genitori vorrebbero tentare la via di una terapia alternativa per il bambino, che comunque ha un tumore allo stadio terminale. La famiglia, formata da altri sei figli, si era trasferita momentaneamente in Spagna per vendere un appartamento di proprietà con il cui ricavato avrebbe pagato le nuove cure per Ashya negli Stati Uniti o nella Repubblica Ceca. Ma in Spagna i coniugi King sono stati raggiunti dal mandato di cattura della Procura inglese. Ora la vicenda sembra essersi risolta. Brett King non ha mancato di ringraziare pubblicamente il premier “David Cameron per il suo aiuto”. La madre di Ashya ha detto di aver “pianto e pregato” mentre era chiusa in carcere.

Redazione