Eterologa, accordo tra Regioni per regolamentarla

Fecondazione in vitro (SAEED KHAN/AFP/Getty Images)
Fecondazione in vitro (SAEED KHAN/AFP/Getty Images)

Età massima, in considerazione della fertilità della donna, di 43 anni, possibiità che sia gratuita o con ticket, comunque prevista dai Lea, infine il nato da fecondazione eterologa potrà chiedere di conoscere l’identità del padre o madre biologici, compiuti i 25 anni, sarà poi il donatore a scegliere se accettare di incontrare il giovane. Sono questi i principi base dell’accordo raggiunto dalle Regioni dopo la sentenza del 9 aprile della Consulta, che ha dichiarato incostituzionali le norme sull’eterologa contenute nella legge 40/2004.

Ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “E’ un bene che le Regioni trovino un accordo sulla fecondazione eterologa, ma una legge è necessaria. Le Regioni si vedranno domani perché vogliono partire senza disparità. Credo che sia buono un accordo fra di loro, ma una legge è necessaria, perché solo una legge nazionale può recepire la direttiva europea che mette in sicurezza le donazioni”.

Nel frattempo, la senatrice del Pd Laura Puppato ha rivolto un’interrogazione urgente al premier Renzi e al ministro Lorenzin, per chiedere di emanare “con la massima sollecitudine” l’aggiornamento delle linee guida previste dalla legge 40/2004, proprio in virtù dell’ordinanza “con cui il Tribunale di Bologna ha accolto il 14 agosto ben due ricorsi”, confermando “l’immediata operatività della sentenza 162 della Corte Costituzionale”.

Evidenzia la Puppato: “Nel provvedimento, il Tribunale di Bologna ha, da un lato, di nuovo specificato che non esiste vuoto normativo, tecnico o regolamentare e, dall’altro, ha ritenuto valido il criterio dell’urgenza, visto che la variabile temporale può risultare decisiva per la reale possibilità di una coppia di avere o meno un figlio con la procreazione medicalmente assistita”.

Redazione online