Jihad, torture e minacce: massimo allarme per gli ostaggi occidentali

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La decapitazione di Steven Sotloff e  la minaccia di riservare lo stesso destino all’ostaggio britannico David Cawthorne Haines, crea massima apprensione per il destino degli occidentali ostaggio della Jihad. Haines lavorava per una ditta di ristorazione con interessi in Medio Oriente, la Astrea, della Taylor Company. Nel 2013 è caduto in mano ai terroristi islamici. Secondo il settimanale tedesco Welt am Sonntag e il quotidiano britannico The Guardian, in mano all’Is  oltre a Haines ci sarebbero attualmente una ventina di persone tra europei e statunitensi. Sarebbero una dozzina i rapiti tedeschi nelle varie aree di crisi. Gli americani prigionieri sarebbero almeno quattro.

L’Intelligence Usa, dopo i casi di Faley e Sotloff, dichiara ufficialmente la presenza di almeno un terzo ostaggio di cittadinanza americana è in mano agli jihadisti dello Stato Islamico. Si tratta di una cooperante di 26 anni, catturata lo scorso anno in Siria la cui identità è mantenuta segreta da Washington per motivi di sicurezza. Un altro americano, Peter Theo Curtis , è stato liberato cinque giorni dopo l’esecuzione di Foley mediante la sua consegna in Siria ad un rappresentante dell’Onu, grazie alla mediazione del Qatar. L’uomo era ostaggio del Fronte al-Nusra, gruppo jihadista rivale dell’Is.
Un altro ostaggio americano, il fotogiornalista Matthew Schrier, detenuto con Peter Curtis  in una cella dello Jabhat al Nusra il ramo siriano di al Qaida, è riuscito a fuggire nel luglio del 2013 dalla prigione in Siria. Schrier ha parlato di torture subite durante la detenzione. La torture, che comprenderebbero  in alcuni casi anche la tecnica del waterboarding – la stessa usata dalla Cia a Guantanamo sui presunti terroristi arrestati dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 – sarebbero state confermate al Washington Post  da alcune persone, rimaste anonime “venute a conoscenza del trattamento dei sequestrati”. Parlando di James Foley ilquotidiano di Washington sostiene che l’americano con tutta probabilità ha “subito molti abusi fisici” durante la prigionia, soprattutto perché i rapitori avevano trovato nel suo computer alcune foto del fratello, militare dell’esercito americano.

Un altro giornalista statunitense, Austin Tice, è scomparso in Siria nell’agosto 2012 e si ritiene sia attualmente in mano al regime di Bashar al-Assad. Un altro americano prigioniero in Siria, Douglas McArthur McCain, è morto in circostanze non chiare a fine agosto. A giugno, secondo il settimanale Welt am Sonntag, l’unità di crisi del governo tedesco è riuscita ad ottenere il rilascio di un giovane di 27 anni partito l’estate scorsa dal Land del Brandeburgo per raggiungere la Siria attraverso la Turchia. Della prigionia era stato  inviato un video: il ragazzo era in ginocchio insieme a due altri ostaggi, con un cartello su cui era scritta la richiesta di riscatto. Uno degli altri due prigionieri veniva subito dopo ucciso con uno sparo alla nuca. Il filmato era stato coperto dal silenzio stampa e le autorità tedesche avrebbero ceduto alle richieste dei terroristi, pagando il riscatto.

Il rischio ora per David Cawthorne Haines, mostrato nel video in cui Steven Sotloff viene assassinato, è altissimo: fonti di Intelligence ritengono che il cittadino inglese possa essere stato ucciso già ieri insieme con il reporter americano. Per la giovane americana in mano all’Is sembra sia stato invece richiesto un riscatto di 6,6 milioni di dollari. Tuttavia gli Usa non intendono pagare somme di danaro per il rilascio dei prigionieri, diversamente dagli altri Stati. Secondo il New York Times dal 2008 igoverni europei avrebbero pagato un totale di 125 milioni di dollari per il rilascio di prigionieri, 66 milioni solo nel 2013. “Soldi che vengono riutilizzati contro l’Occidente e portano nuovi morti. Soldi che aumentano lo stimolo per nuovi rapimenti”, ha scritto il settimanale tedesco Welt am Sonntag riferendo le parole del sottosegretario al Tesoro Usa, David Cohen: “I riscatti sono diventati una delle più importanti fonti di finanziamento del terrorismo”.

Redazione