Ocse: disoccupazione italiana sopra media europea, in calo solo dal 2015

Disoccupato alla ricerca di lavoro (CONTROLUCE/AFP/GettyImages)
Disoccupato alla ricerca di lavoro (CONTROLUCE/AFP/GettyImages)

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) lancia l’allarme sulla disoccupazione creata dalla crisi economica internazionale. Nei Paesi dell’area Ocse i senza lavoro sono circa 45 milioni, “11,9 milioni più che appena prima della crisi”, scrive l’organizzazione nel suo apporto annuale sul lavoro, Employment outlook. Il tasso di disoccupazione è lievemente diminuito, ma l’Ocse denuncia cambiamenti “strutturali” nella forza lavoro. “La persistenza di alti livelli di disoccupazione – spiega l’Ocse – si è tradotta in un aumento della disoccupazione strutturale in alcuni Paesi, che potrebbe non essere automaticamente riassorbita con il ritorno alla crescita economica, perché ha portato a una perdita di capitale umano e di motivazione a trovare lavoro, soprattutto per i disoccupati di lungo periodo”. Un problema che affligge in particolar modo l’Italia, dove i disoccupati senza lavoro da almeno 12 mesi sono quasi il 57% del totale, il 61,5% degli over 55. Nell’area Ocse i disoccupati che non lavorano da oltre un anno sono 16,3 milioni di persone, più del 35% dei totale dei disoccupati.

L’Ocse avverte poi che la disoccupazione in Italia continuerà a crescere nel 2014, fino ad arrivare al 12,9% complessivo annuo. Nel 2013 il tasso di disoccupazione è stato al 12,6%. L’istituto parigino fa sapere che la disoccupazione in Italia inizierà a scendere solo nel 2015, comunque molto gradualmente, infatti quell’anno si attesterà al 12,2%. Nel nostro Paese il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato negli anni della crisi: nel 2007 era al 6,1%, nel 2008 era al 6,8%. Nell’Employment outlook l’Ocse scrive che in Italia la disoccupazione è arrivata al “12,6% nel luglio 2014, 2,4 punti percentuali sopra la media Ue, mentre risultava occupata solo il 55,5% della popolazione in età da lavoro”.

Alta la disoccupazione tra giovani e donne in Italia. Il tasso di disoccupazione tra gli under 25 italiani ha raggiunto il 40%, quasi il doppio di quello pre-crisi, quando era al 20,3% nel 2007, riferisce l’Ocse. Più alta la percentuale di donne italiane senza lavoro: il 41,4%. Mentre la disoccupazione maschile si attesta al 39%. I dati del rapporto si riferiscono al 2013.

I giovani italiani, poi, non solo sono in larga parte disoccupati, ma anche precari, tra quelli che lavorano. Il 52,5% degli italiani under 25 ha infatti un contratto di lavoro precario, comunica l’Ocse. Il dato si riferisce all’anno 2013 ed è leggermente in calo rispetto al 2012, quando i giovani precari erano il 52,9%, rimane comunque nettamente superiore al periodo pre-crisi, quando nel 2007 i precari under 25 erano il 42,3%. La percentuale è invece quasi raddoppiata rispetto al 2000, quando i giovani con lavoro precario erano il 26,2%. Nel 2013, aggiunge l’Ocse, gli italiani under 25 che rimangono in un posto di lavoro per meno di 12 sono il 36,3%, una percentuale che sale quando si tratta di giovani donne, fino a raggiungere il 40,2%.

Gli elementi negativi per il nostro Paese non finiscono qui. L’Ocse, infatti, denuncia nel suo rapporto che “in Italia non è solo elevata la quota di disoccupati, ma anche quella di occupati con un lavoro di scarsa qualità“. “Il lavoro in Italia sembra essere caratterizzato da un basso livello di sicurezza, a causa dell’elevato rischio di disoccupazione e di un sistema di protezione sociale caratterizzato, rispetto alla media, da un tasso di copertura relativamente ridotto e da un contributo economico poco generoso per gli aventi diritto”. Inoltre, pure la qualità dell’ambiente di lavoro “è modesta” nel nostro Paese. Nel rapporto Employment outlook si legge che in Italia “un alto numero di persone ritiene di lavorare in condizioni difficili e stressanti, caratterizzate da un elevato livello di pressione e dalla necessità di svolgere mansioni complesse con risorse limitate“.

Le brutte notizie, insomma, sembrano non finire mai per il nostro Paese; ma che la situazione lavorativa sia drammatica è ormai da tempo sotto gli occhi di tutti. Questi dati certificano una situazione in atto, che al momento nessun governo è stato in grado o ha voluto cambiare.

Redazione