Familiari del reporter Usa ucciso a Isis: “Violate l’Islam”

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“Ho un messaggio per Abu Bakr al-Baghdadi, il mese di Ramadan è il mese della misericordia. Dov’è la sua?”, così la famiglia di Steven Sotloff, il reporter Usa decapitato in Siria dagli jihadisti dello Stato Islamico, attraverso il loro portavoce Barak Barfi, ha deciso di non tacere e di evidenziare il “grande peccato”, in arabo “wayluk”, commesso dagli integralisti islamici. Ha aggiunto il portavoce della famiglia: “Sono qui a discutere con gentilezza. Non ho una spada in mano e sono pronto per la sua risposta”.

Poi, rispondendo ai giornalisti: “Oggi, siamo addolorati. Questa settimana piangiamo. Ma emergeremo da questo calvario… non permetteremo ai nostri nemici di tenerci in ostaggio con la sola arma che hanno in loro possesso: la paura. Non dimenticheremo”. Il portavoce, che era un amico di Sotloff, ha voluto ricordarlo così: “Non era una fanatico della guerra, voleva solo dare una voce a coloro che non l’avevano. Steve non era un eroe”.

“Come tutti noi, era un uomo semplice che cercava di trovare del buono nascosto in un mondo di tenebre. Ha infine sacrificato la sua vita per raccontare le loro storie al mondo… aveva un animo gentile di cui questo mondo dovrà fare a meno”, ha concluso Barak Barfi, mentre arrivano nuove indiscrezioni sulla morte di Sotloff.

Secondo la portavoce del dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki, citata dalla Nbc News, “i video non sono stati girati nello stesso momento: quello di Sotloff è stato filmato dopo quello di Foley”. Smentita dunque la possibilità che si trattasse di un unico video, poi diviso in due parti, per ottenere una più vasta eco mediatica.

Redazione online