Libia, strage a sud di Tripoli: una cinquantina di vittime

Brigate fedeli  al defunto rais Muammar Gheddafi (Getty images)
Brigate fedeli al defunto rais Muammar Gheddafi (Getty images)

Nonostante l’attenzione dei media si sia spostata sull’aggravarsi della situazione in Iraq, con l’avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico, la crisi in Libia sta sempre più preoccupando la comunità internazionale, tanto che in sede dell’Assemblea dei ministri degli esteri della Lega Araba, lo scorso 7 settembre, è stato discusso del caos politico e civile in cui è piombata la Libia.

Sul terreno continuano a fronteggiarsi le milizie da una parte schierati con gli islamisti di Alba Libica, sostenuto dal Qatar e dalle armi delle brigate di Misurata e dall’altra le truppe e le milizie fedeli al parlamento, in fuga a Tobruk.

Vani l’impegno da parte degli Emirati Arabi e i raid aerei dell’aviazione, per difendere l’aeroporto di Tripoli: quest’ultimo, dopo cinque settimane di combattimenti, è finito nelle mani delle brigate di Misurata, dopo Bengasi e Misurata.

Ma il fonte del conflitto si è spostato a Warshefana, località situata a sudovest di Tripoli, considerato un bastione dell’omonima tribù fedele al defunto rais Muammar Gheddafi e assediata dalle forze dell’Operazione Alba.
Secondo un primo bilancio, oggi si registrano 4 morti oggi e da domenica si contano in totale una cinquantina di vittime.
Secondo le indiscrezioni che trapelano dalle agenzie stampa locali, si registrano ingenti danni sul territorio con case distrutte e saccheggiate, mentre la popolazione fa appello all’intervento della comunità internazionale.

Redazione