La Cia: “Lo Stato Islamico ha 31 mila uomini”. La Casa Bianca: “Siamo in guerra”

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“Gli Stati Uniti sono in guerra con l‘Isis. Siamo in guerra con l’Isis come lo eravamo con al Qaeda”. Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest mentre da Londra il premier britannico David Cameron affermava di “non escludere nulla” riguardo ad una azione militare contro lo Stato Islamico. Josh Earnest ha smentito in parte quanto detto ieri dal segretario di Stato, John Kerry: “Gli Stati Uniti non sono in guerra, la nostra è una operazione di controterrorismo” mentre Cameron contraddice quanto affermato in precedenza dal ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, che escludeva la partecipazione di Londra ai raid aerei dopo l’annuncio del presidente americano Barack Obama. Quale sarà il coinvolgimento di Londra stando agli ultimi dati il termine “guerra” non sembra inappropriato se si considerano le forze in campo: lo Stato Islamico potrebbe infatti annoverare tra i 20 mila e i 31 mila militanti, cifra ben più alta rispetto alle precedenti stime. Lo ha affermato un portavoce della Cia citato dalla Cnn, secondo cui si tratta di un totale che “riflette l’aumento del reclutamento sin da giugno, dopo i successi sul campo e la dichiarazione del califfato”. Un incremento sorprendente se fino a poche settimane fa la stampa statunitense stimva in circa 12 mila guerriglieri la forza sul terreno dei miliziani.
Secondo la stampa Usa il Pentagono avrebbe iniziato a condurre voli di ricognizione sulle regioni della Siria per mappare gli obiettivi. In Iraq l’Us Air Force sta rafforzando il contingente in Kurdistan con lo scopo di preparare una base nella città di Erbil, zona già individuata da tempo come area ideale per il comando militare statunitense per coordinare le offensive nelle zone di attacco. Dalla base di Ebril partiranno e faranno ritorno i caccia e droni impiegati nei raid. Fino ad oggi le incursioni dell’aeronautica statunitense sono state 156. La presenza di un avamposto in territorio curdo permetterà interventi più rapidi e allungherà i tempi di permanenza dei velivoli nella zona delle operazioni.

Redazione