L’Università di Oxford: “Ebola diffusa dai pipistrelli. E potrebbe colpire altri 15 paesi”

Guinea-Bats-Ebola

L’Ebola potrebbe propagarsi in altri 15 paesi in Africa, mettendo a rischio la vita di 22 milioni di persone. Lo afferma un ipotesi di studio dell’Università di Oxford, nel Regno Unito. Secondo gli studiosi la chiave nella diffusione dell’epidemia potrebbe essere nei pipistrelli della frutta, che affetti dal virus si sposterebbero e potrebbero contagiare l’uomo attraverso carne, sangue o altri fluidi infetti. L’origine del virus sarebbe proprio nei pipistrelli che spesso nell’Africa occidentale diventano cibo per le popolzioni più povere, sopratutto nei periodi di carestia.

Intanto Margaret Chan direttore generale dell’Oms durante un conferenza stampa a Ginevra ha reso noto che in Guinea, Sierra Leone e Liberia, i tre paesi più colpiti dall’epidemia, i casi censiti sono arrivati  4784 con più di 2400 morti “La scala dell’epidemia è enorme, e anche lo sforzo deve essere aumentato” ha detto. ”L’Oms ha già impiegato quasi 500 persone nei paesi colpiti. Tutti i paesi stanno dando un supporto”. La Chan ha reso noto che il governo cubano invierà 165 persone in Sierra Leone.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci sarebbe bisogno di 1000 operatori sanitari in più per combattere l’epidemia. “Per combattere l’epidemia di Ebola nei paesi dell’Africa occidentale c’è bisogno di tutto, ma soprattutto di personale medico” ha detto il direttore generale dell’Oms. ”Nei tre paesi principali interessati dall’epidemia il numero di nuovi casi cresce più velocemente della possibilità di affrontarli – ha spiegato – in Liberia ad esempio un ospedale installato dall’Oms e dal ministero della Salute per 30 pazienti al momento dell’apertura ne aveva 70, e non c’è più un letto libero in ospedale in tutto il paese. Abbiamo bisogno di tutto, attrezzature, dispositivi di sicurezza, ma più di tutto di personale medico. Le persone giuste, ben addestrate, e che sappiano come operare, e che siano anche compassionevoli, sappiano come sostenere i pazienti e confortarli. Ogni 70-80 letti per il trattamento dei casi abbiamo bisogno di 200 operatori sanitari tra medici, infermieri e pulitori professionali” ha spiegato la Chan.

L’allarme non è solo logistico: secondo un articolo di Michael T. Osterholm, direttore dell Center for Infectious Disease Research and Policy dell’Università del Minnesota, negli Stati Uniti il virus dell’Ebola potrebbe subire alcune mutazioni che lo porterebbero a diventare trasmissibile attraverso le vie respiratorie e non più soltanto attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei. «Si tratta di una possibilità di cui i virologi sono riluttanti a discutere pubblicamente, ma che sicuramente stanno prendendo in considerazione in privato- spiega Osterholm in un intervento pubblicato sul New York Times – i virus come Ebola mutano un maniera subdola: quello che colpisce una persona non sarà esattamente uguale a quello che colpirà un’altra. Se si verificassero alcune mutazioni del virus, questo vorrebbe dire che solo respirare metterebbe una persona a rischio di contrarre Ebola” . Osterholm spiega anche il motivi del silenzio sull’effettiva pericolosità del virus: “Non si vuole essere accusati di provocare allarmismo- ma il rischio è reale e finché non verrà preso in considerazione non saremo pronti a fare ciò che è necessario per fermare l’epidemia». Secondo Osterholm la soluzione per uscire da questa difficile situazione starebbe in un controllo e gestione dell’epidemia affidato totalmente alle Nazioni Unite, attraverso una risoluzione del Consiglio di sicurezza.

Redazione