Parigi: conferenza internazionale su Iraq con Paesi arabi e occidentali

Principe Saud al-Faisal, ministro degli esteri Arabia Saudita al suo arrivo a Parigi (Getty images)
Principe Saud al-Faisal, ministro degli esteri Arabia Saudita al suo arrivo a Parigi (Getty images)

Il presidente francese François Hollande ha aperto questa mattina al Quai d’Orsay, a Parigi, la Conferenza internazionale sulla sicurezza in Iraq alla quale partecipano una ventina di ministri degli Esteri e leader mondiali, tra i quali per l’Italia Federica Mogherini ma anche il Segretario di Stato Usa, John Kerry e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali tra cui Nikolai Mladenov, rappresentante speciale Onu per l’Iraq, Nabil Al Arabi, segretario generale della Lega Araba e Pierre Vimont, segretario generale esecutivo dell’Unione Europea.

Tra i paesi occidentali partecipano: Frank-Walter Steinmeier per la Germania, Borge Brende (Norvegia), Frans Timmermans (Olanda), Philip Hammond (Gran Bretagna), Jean-Arthur Regibeau (Belgio), Martin Lidegaard (Danimarca), John Baird (Canada), Lubomir Zaorakek (Repubblica Ceca), Josè Manuel Garcia-Margallo (Spagna) e Mevlut Cavusoglu (Turchia).
Tra i rappresentanti dei paesi arabi: Saoud Al Feisal (Arabia Saudita), Khaled Al Khalifa (Bahrein), Sameh Choukri (Egitto), Cheikh Abdullah Bin Zayed Al Nahyan per gli Emirati, Nasser Judeh per la Giordania, Shaikh Sabah Khaled al Hamad al Sabah per il Kuwait, Gebran Bassil per il Libano, Youssef Ben Al Alawi Ben Abdullah (Oman) e Khaled Bin Mohamed Al Attiyah, per il Qatar.

Inoltre, tra i presenti anche il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov, il viceministro cinese Li Baodong e Kazuka Nashida , Ambasciatore giapponese in Iraq.

La riunione dovrà assumere anche delle diposizioni riguardo alla richiesta della forza di coalizione inserita nel piano Usa contro l’avanzata dello Stato Islamico in Iraq, presentato dal presidente americano Barack Obama, mercoledì scorso.

Nel suo intervento, Hollande ha sottolineato che sulla questione “non c’è tempo da perdere” contro lo stato islamico, invitando ad elaborare una strategia comune e inoltre, in questo scenario a sostenere “con ogni mezzo” le forze dell’opposizione democratica in Siria.
Aprendo la Conferenza sulla sicurezza in Iraq, Hollande ha invitato i partner occidentali ed arabi ad impegnarsi “chiaramente, lealmente e con forza al fianco delle autorità irachene”.
“La lotta degli iracheni contro il terrorismo è anche la nostra lotta, dobbiamo impegnarci in modo chiaro”, ha dichiarato Hollande, ricordando che “il caos fa il gioco dei terroristi. Bisogna quindi appoggiare coloro che possono negoziare e fare i necessari compromessi per preservare il futuro della Siria. E per la Francia, si tratta delle forze dell’opposizione democratica. Esse devono essere appoggiate con ogni mezzo”.

Quella dello stato islamico si inserisce nell’ambito di una situazione molto delicata sia sul piano del territorio iracheno che in quello siriano, afflitto da tre anni da una guerra civile che vede il fronte dell’opposizione, sostenuto dall’Occidente, schierato contro il regime del presidente Bashar Al Assad. Al contempo però, i jihadisti dello Stato Islamico che prima combattevano al fianco dell’opposizione si sono distaccati e hanno creato un califfato islamico che si estende dalla Siria all’Iraq, proseguendo appunto la loro avanzata.

Mentre la Francia ha annunciato che sono partiti i primi aerei di ricognizione in Iraq, nell’ambito della coalizione voluta dagli Stati Uniti, il presidente iracheno Fouad Massoum ha chiesto un’accelerazione dei raid aerei: “E’ necessario agire rapidamente perché se c’è un rinvio, se questa campagna di sostegno all’Iraq viene rinviata, lo Stato islamico potrebbe occupare altri territori e la sua minaccia aumentare”, ha dichiarato Massoum che ha poi denunciato come “i jihadisti dello Stato islamico (Is) stanno compiendo un vero e proprio genocidio in Iraq”.
Massoum ha spiegato che “lo Stato islamico sta facendo il lavaggio del cervello ai giovani e li sta addestrando come attentatori suicidi”, precisando che “i jihadisti dell’Is raggiungeranno altri Paesi nella regione e nel mondo” e avvertendo che “stiamo assistendo a un cambiamento qualitativo dell’estremismo”.

Uno scenario raccapricciante che fa paura non solo all’Occidente ma anche ai paesi arabi e che comporta forse un nuovo assetto mondiale della forze coinvolte, senza precedenti.

Il ministro della Difesa francese Jean-Yves le Drian ha riferito che i primi voli militari di ricognizione francesi sull’Iraq, inizieranno oggi. E’ quanto ha reso noto le Drian che ha visitato la base aerea di Al-Dhafra, negli Emirati Arabi, dove è di stanza una squadriglia di sei cacciabombardieri Rafale, per un totale di circa 200 effettivi. Il ministro francese incontrerà anche il principe ereditario degli Emirati, Mohammed al Nayhane, per spiegare il ruolo francese nella coalizione prima di recarsi In Egitto.

“Siamo di fronte a una minaccia terroristica che riguarda l’insieme dei nostri paesi e dunque il nostro compito è difenderci”, ha invece dichiarato a Parigi, prima dell’inizio della Conferenza sulla pace e la sicurezza in Iraq, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, spiegando che “quando si è politici responsabili, bisogna valutare bene il costo dell’azione ma anche quello dell’inazione. Il costo dell’inazione è quello di dire a questi terroristi, a questi sgozzatori: prego, avete campo libero“.

Intanto sul campo si apprende che le forze peshmerga del Kurdistan iracheno stanno reclutando combattenti cristiani per contrastare l’avanzata nel nord dell’Iraq.
Il presidente del consiglio del quartiere cristiano Ainkawa di Erbil, Jalal Habib Aziz, ha riferito che “i rappresentati dei peshmerga sono venuti ad Ainkawa a reclutare cristiani”.
Dal canto suo, come riferisce l’Ansa, il ministero curdo dei Peshmerga ha chiesto ai leader cristiani di rivolgere un appello ai membri della comunità affinché combattano al fianco delle forze di Erbil per “proteggere se stessi e le loro zone”.
“Abbiamo chiesto ai giovani caldei e assiri di registrarsi per servire nei ranghi delle forze peshmerga del Kurdistan”, ha poi aggiunto Aziz, per cui all’addestramento militare possono partecipare gli uomini di età compresa tra i 18 e i 30 anni.

Redazione

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