Consulta, Donato Bruno “indagato”. La smentita del diretto interessato

Donato Bruno (screenshot Youtube)
Donato Bruno (screenshot Youtube)

Donato Bruno, il candidato di Forza Italia alla Corte Costituzionale, sarebbe indagato per concorso in “interesse privato del curatore negli atti del fallimento”. A riportarlo è ‘Il Fatto Quotidiano’, secondo il quale ciò potrebbe “far tramontare ogni velleità” di diventare giudice della Consulta per l’avvocato originario della provincia di Bari, già Presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera in due legislature.

Secondo il quotidiano, il senatore di Forza Italia sarebbe indagato dalla procura di Isernia per una consulenza da circa 2,5 milioni di euro. Lo stesso Donato Bruno, interpellato da ‘Il Fatto Quotidiano’, ha smentito, sostenendo di “non aver ricevuto alcun avviso di garanzia, non mi risulta essere indagato” e dicendosi “sereno: non rinuncerei alla candidatura anche se fossi indagato”.

“La faccenda risale gia a un anno fa, ci si puo immaginare come mai esca in questo frangente” – ha spiegato Donato Bruno – “Io faccio l’avvocato, e sono il legale della ex Terna-Itierre e sulla base di accordi contrattuali con la società emetto parcelle al minimo diminuite del 10%, i fatti risalgono a un anno fa. Erano stati fatti degli esposti e la procura di Isernia aveva aperto automaticamente delle indagini. I commissari hanno fatto la relazione sulle mie consulenze”.

Nel frattempo, il Pd prova a serrare i ranghi intorno a Luciano Violante, come spiegato dalla vice di Renzi alla segreteria del partito, Debora Serracchiani, intervenuta oggi ad ‘Agorà’, su Raitre: “Il candidato del Pd, come sappiamo, è Luciano Violante. Come ha spiegato ieri il presidente del Consiglio, in modo chiaro e netto, l’avviso di garanzia serve all’indagato per poter fare chiarezza”.

Redazione online