Indipendenza, la Catalogna promuove le consultazioni

Artur Mas Presidente della Catalogna (David Ramos/Getty Images)
Artur Mas Presidente della Catalogna (David Ramos/Getty Images)

La sconfitta della Scozia non frena la Catalogna. Il Parlamento regionale catalano ha approvato una legge per aggirare il divieto referendario imposto dal Governo di Madrid sull’indipendenza della contee nord orientali della Spagna. Il provvedimento istituisce un registro di partecipazione alle consultazioni popolari non referendarie, che sarà gestito dall’Istituto di Statistica della Catalogna. Potranno votare tutti i catalani di età superiore ai 16 anni e i residenti all’estero. La normativa entrerà in vigore al momento della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale catalana, probabilmente già questa notte. La consultazione è annunciata per il 9 novembre prossimo. Durante la discussione e al momento dell’approvazione della legge, all’esterno del Parlamento catalano, centinaia di persone hanno manifestato a favore del referendum. Artur Mas presidente della Catalogna ha affermato dopo la sconfitta degli indipendentisti scozzesi: “Il processo per l’indipendenza è rafforzato perché abbiamo visto un Paese dell’Ue accettare di tenere un referendum”.
Di fatto il provvedimento dell’assemblea catalana indice una “consultazione non referendaria”dopo che il parlamento di Madrid ha bocciato la sua richiesta di trasferire alla Catalogna la competenza per organizzare un referendum vero e proprio (una possibilità prevista dall’articolo 150 della costituzione spagnola). L’obiettivo della nuova legge approvata oggi è quindi aggirare il divieto stabilito dalla Costituzione spagnola che riserva allo Stato la competenza esclusiva per convocare “consultazioni popolari per via di referendum”. Il governo spagnolo ha già fatto sapere di ritenere illegittima e priva di effetti giuridici la consultazione in Catalogna e ha annunciato un ricorso alla Corte costituzionale. Il valore politico di una consultazione popolare sull’indipendenza sarebbe dirompente e potrebbe aprire la strada ad un referendum vero e proprio.

Redazione