Delitto del freezer, condannato a 30 anni l’ex compagno di Silvia Caramazza

Murale contro la violenza sulle donne (Getty Images)
Murale contro la violenza sulle donne (Getty Images)

E’ stato condannato a trent’anni di reclusione l’ex compagno di Silvia Caramazza, la donna di 39 anni trovata morta nel giugno 2013 nel suo appartamento in viale Aldini, a Bologna, chiusa in un sacco dentro a un freezer che si trovava nella sua camera da letto. L’uomo, Giulio Caria, imprenditore edile, era stato catturato a Budduso, località nel piccolo borgo di Padru, nella campagna della provincia di Olbia, qualche giorno dopo l’efferato omicidio.

Sul suo blog, la donna aveva denunciato un paio di settimane prima di essere uccisa: “C’è una linea sottile tra il sospetto e la violenza, psicologica intendo. Va da se che rompere telefoni cellulari o computer faccia parte di una violenza psicologica ben definita anche penalmente. Ma anche tenere sotto pressione una persona facendole credere di essere controllata non è un’azione che può passare così, senza colpo ferire”.

Quello di Silvia Caramazza, grazie proprio a quelle osservazioni, rese pubbliche dopo la sua morte, è uno dei casi di femminicidio che hanno fatto più scalpore, suscitando molta indignazione nell’opinione pubblica.

Redazione online