Talk-show: Ballarò crolla, Floris avanza. Intanto Santoro annuncia l’addio a ‘Servizio Pubblico’

Michele Santoro (Getty Images)
Michele Santoro (Getty Images)

Brutta botta per la nuova stagione di ‘Ballarò’, condotto quest’anno da Massimo Giannini, ex vicedirettore di ‘Repubblica’: la seconda puntata del programma ha infatti avuto uno share medio del 6,53%, pari a un milione 517 mila spettatori, praticamente oltre cinque punti percentuali in meno rispetto all’esordio. Aumenta lo share ma non sfonda ‘Di Martedì’, il talk show condotto da Giovanni Floris su La7, che passa dai 755 mila spettatori e il 3,47% della prima puntata ai 967 mila spettatori di ieri sera con il 4,23% di share.

Il direttore di Rai3 Andrea Vianello invita però a non disperare: “La sfida è appena cominciata. Siamo solo a due puntate. Il bilancio si fa alla fine della stagione”. E sottolinea come non ci sia alcuna intenzione di cambiare il conduttore del programma: “Penso che Giannini sia una grande firma del giornalismo della carta stampata. La sua autorevolezza è un punto in più nel panorama tv. Altre firme della carta stampata sono diventate volti del giornalismo tv, come Gad Lerner e Lucia Annunziata”.

Ma a catturare l’attenzione è un lungo post di Michele Santoro su Facebook, che denuncia “l’overdose dei cosiddetti talk” e spiega: “Per la prima volta nella storia della televisione una produzione indipendente è riuscita a fare a meno delle grandi reti generaliste e ha portato il giovedì de La7 a competere alla pari con le grandi tv. Inoltre oggi posso dire con una certa fierezza che la nostra è un’azienda sana, dove tutti lavorano con contratti dignitosi. Voi sapete che io ho sempre sentito la necessità di battere strade nuove e per questo motivo ho deciso che questa sarà l’ultima stagione di Servizio Pubblico”.

“Non condivido la scelta di riempire all’inverosimile la programmazione di trasmissioni d’approfondimento, i cosiddetti talk, che con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti, hanno creato nel pubblico una specie di nausea e un vero e proprio rigetto”, spiega Santoro, che poi aggiunge: “Il dibattito sulla crisi del talk, tuttavia, nasconde l’impoverimento progressivo della tv che è seguito al quasi monopolio del ventennio berlusconiano, l’impoverimento del nostro sistema industriale, l’impoverimento della nostra democrazia, l’impoverimento culturale dei grandi editori e più in generale della nostra classe dirigente”. Santoro conclude: “Ce la metterò tutta. Poi, l’anno prossimo, cominceremo insieme un nuovo viaggio. Ma il futuro si costruisce con il presente”. E intanto dà appuntamento alla prima puntata di Servizio Pubblico, in onda domani.

Redazione online