Contestazioni ad Hong Kong per il 65 esimo anniversario della Cina (Anthony Kwan/Getty Images)

Contestazioni ad Hong Kong per il 65 esimo anniversario della Cina (Anthony Kwan/Getty Images)

Nel giorno della commemorazione del 65esimo anniversario di fondazione della Repubblica Popolare Cinese, Hong Kong è ancora invasa dalle occupazioni e dalle proteste, che hanno alzato l’allerta sulla cerimonia tenutasi a piazza Golden Bauhinia, sito storico e simbolico della città. Un robusto cordone di polizia ha protetto le celebrazioni, alle quali hanno preso parte molte autorità del partito comunista e il capo esecutivo di Hong Kong, Leung Chun-ying, sommersi di fischi e grida dalla folla degli studenti.

Alcuni manifestanti sono riusciti a superare la sicurezza e a contestare apertamente il “Chief Executive” della Speciale Regione Amministrativa cinese, prima di essere allontanati. I giovani sono tornati a chiedere le dimissioni di Leung e alla Cina di far svolgere elezioni libere e a suffragio universale nel 2017 – al momento è previsto che le candidature siano approvate da un collegio di 1200 persone nominate da Pechino.

Sulla situazione ad Hong Kong sono puntati gli occhi anche della comunità internazionale, in particolare quelli di Usa e Gran Bretagna, visti con gran sospetto dalla Cina che li accuserebbe di aver foraggiato economicamente il movimento Occupy Central e di voler interferire nella sua politica interna. Il vice premier britannico, Nick Clegg, ha affermato di voler convocare in settimana l’ambasciatore cinese a Londra per esprimergli “sconcerto e allarme” sulla gestione delle elezioni ad Hong Kong. Pechino al momento rimane ai margini di questo braccio di ferro nel suo protettorato, anche se ovviamente toccherà a lei l’ultima parola. Secondo alcuni dissidenti cinesi sarebbe vicino il licenziamento di Leung, che in una dichiarazione alla stampa ha affermato che la Cina non si “piegherà mai” alle richieste dei movimenti democratici.

A questa provocazione, Occupy Central ha risposto durante una conferenza stampa, ribadendo la richiesta di dimissioni del “Chief Executive” e annunciando occupazioni in una vasta zona di Hong Kong Island e del quartiere commerciale di Mongkok, nella penisola di Kowloon, “almeno fino al 2 ottobre”, per poi eventualmente passare ad “altre forme di lotta”. Alex Chow, uno degli studenti leader della protesta, ieri ha affermato: “Leung e’ un uomo disperato, quindi domani, 65/mo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare, le celebrazioni dovranno essere fatte con le strade piene di studenti. Poi, si vedrà”.

Secondo molti, il “Chief Executive” potrebbe presto ucire di scena, ma il problema delle elezioni sarà tutt’altro che risolto e le proteste tutt’altro che finite.

Redazione