Morte Ciro Esposito, De Santis: “Non sono un mostro”

Ultras (Giuseppe Bellini/Getty Images)
Ultras (Giuseppe Bellini/Getty Images)

Due pagine scritte in stampatello e inviate per fax alla Procura di Roma, con scritto in particolare: “Non sono un mostro e la verità su quanto accaduto sta emergendo”. Così Daniele De Santis, l’uomo accusato dell’omicidio di Ciro Esposito, il tifoso napoletano morto in seguito ai colpi di arma da fuoco esplosi dalla pistola dell’ultrà romanista prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina giocatasi all’Olimpico, il 3 maggio di quest’anno.

Spiega De Santis: “Sono stato coinvolto in una rissa e ho temuto per la mia vita dunque ho avuto paura e ho sparato”. Poi ai pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, che starebbero pressando per poterlo interrogare: “Voglio prima risolvere i miei problemi di salute”. Infine le rimostranze di fronte al rischio di una vendetta: “Sono preoccupato per il fatto che su internet è rintracciabile l’indirizzo dei miei genitori”.

Secondo l’avvocato di De Santis, Tommaso Politi, la lettera “è una spiegazione abbastanza articolata di quello che in questo momento sta vivendo. Il mio assistito, che è stato di recente colpito da ischemia, ha chiesto la massima riservatezza della lettera”. Secondo gli inquirenti, invece, le due pagine scritte a mano dal tifoso giallorosso ricostruiscono una versione che “non toglie e non aggiunge nulla rispetto a quanto sinora acquisito”.

Redazione online