Rapito 25 anni fa, cinque arresti per “lupara bianca”

Polizia Napoli (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)
Polizia Napoli (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)

Venticinque anni di silenzi, da quel 19 settembre 1989, quando il giovane Paolo Letizia sparì nel nulla, nel casertano. Venticinque anni di silenzi rotti soltanto da un appello, pubblicato dalla famiglia del giovane, considerato vicino al boss della camorra, Antonio Bardellino, eliminato qualche tempo prima in Brasile, secondo la ricostruzione processuale a suon di bastonate. Il caso era stato riaperto nel maggio 2013, ma solo oggi si è arrivati a stabilire le responsabilità per quel fatto di cronaca, definito nel gergo “lupara bianca”.

La Dda di Napoli ha infatti comminato cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altri esponenti del Clan dei Casalesi; si tratta di nomi noti, come quelli di Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone (cugino omonimo del capoclan dei casalesi), Walter Schiavone, Giuseppe Russo e Salvatore Cantiello. Questi ultimi due sarebbero gli esecutori materiali dell’omicidio, con conseguente occultamento di cadavere. Avrebbero prima torturato, poi strangolato e infine addirittura schiacciato sotto le ruote di un trattore il giovane.

Il fratello del giovane fatto sparire nel nulla dai Casalesi, Amedeo Letizia, qualche anno fa ha scritto un libro dal titolo eloquente, “Nato a Casal di Principe – Una storia in sospeso”, in cui racconta: “A Casal di Principe non c’era nulla di innocente. Anche quando giocavamo, giocavamo a farci male”.

Redazione online