Jobs Act, l’ex ministro Damiano contro la fiducia alla Camera

Cesare Damiano (Getty Images)
Cesare Damiano (Getty Images)

“Ritengo che la fiducia alla Camera sia da evitare, anche perché non siamo di fronte a scadenze come il vertice a Milano”, così l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ai microfoni dell’agenzia Ansa, a proposito dell’ipotesi di fiducia anche alla Camera sul Jobs Act, “l’ultima cosa a cui pensare adesso” e il presidente Renzi – che ne ha paventato la possibilità nelle scorse ore – “se la poteva risparmiare”. Secondo Damiano, “la Camera dovrà svolgere il suo approfondimento, in tempi compatibili per concludere l’iter complessivo entro la fine dell’anno”.

In sintesi, “i tempi possono essere più o meno accelerati quello che conta è svolgere la discussione e trovare le soluzioni”, inoltre la delega è rimasta “al Senato per 5 mesi, con un’accelerazione nelle ultime 72 ore prima del vertice informale sul lavoro dell’8 ottobre a Milano”. Damiano ha precisato quindi che “il Parlamento dovrà consegnare la delega per la fine del semestre italiano, quindi entro l’anno, inizio dicembre”.

Rispetto alle modifiche da fare, l’esponente Pd ipotizza quelle sul “controllo a distanza” e “sul ruolo del sindacato aziendale riguardo alle mansioni”. Inoltre, “si potrebbe anche tenere conto delle dichiarazioni del premier Renzi su rappresentanza sindacale, partecipazione dei lavoratori e contrattazione decentrata”. Damiano prende poi atto dei progressi compiuti al Senato, ad esempio su quello che definisce il “disboscamento delle forme più precarie, visto che si parla di superarle”.

Plauso anche sulle scelte riguardanti i voucher, “il cui uso rimane plafonato alla vecchia normativa, ovvero a 5mila euro annui”. La speranza è infine che “la legge di stabilità certifichi il fatto che il governo metta risorse fresche sia per gli ammortizzatori sociali per i precari sia per abbattere il cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato”.

Redazione online