Yara Gambirasio

Yara Gambirasio

“Quando la sera del 16 giugno ha visto al telegiornale le immagini del presunto assassino di Yara Gambirasio, ha avuto un colpo. Quell’uomo lei lo aveva incontrato giusto un mese prima, il 16 maggio alle 18.30 a Chignolo d’Isola. Lui, Massimo Bossetti, le aveva proposto come luogo del rendez -vous il cimitero del paese. “Un luogo meno lugubre non ce l’ha?”, aveva risposto la donna, rifiutando la proposta e cercando un ‘alternativa.

Una donna bella signora di 40 anni, è entrata nelle indagini da quando è stata sentita 15 giorni fa dalla procura di Bergamo in veste di testimone: all’inizio dell’estate da Merate (Lecco) ha traslocato in provincia di Bergamo dove oggi lavora come impiegata; all’epoca, era alla ricerca di uno specchio per la nuova casa. Trova l’oggetto su un sito di e-commerce, prezzo 60 euro, e chiama l’offerente via whatsapp.

Casualmente si tratta di Massimo Giuseppe Bossetti, unico indagato per l’omicidio Gambirasio.
15 maggio 2014. Bossetti le spiega che l’indomani sarebbe stato a Mantova per lavoro e che sarebbe rientrato a Mapello solo nel tardo pomeriggio.

“Vada per le 18.30”. Dove? “Ci vediamo al cimitero di Chignolo”, le propone lui – riporta il corriere della sera.

“Mi sono rifiutata. Ma com’è che una persona che non conosci ti chiede di incontrarsi di sera in un posto del genere? Gli ho detto: “ci si vede davanti alla Flag””.

Nello spiazzo davanti all’azienda che produce materie plastiche a Chignolo, Bossetti si presenta in perfetto orario “guidando il furgone e vestito con un paio di jeans e una camicia a quadri”. Ha con sé lo specchio.

“Mi piaceva e abbiamo concluso per 35 euro”. Bossetti, nel corso dell’incontro durato 15 minuti, le fa intendere di stare per chiudere un’attività ed avviarne un’altra.

“Ad un certo punto – prosegue il corriere.it- mi chiede: ma tu lavori? Io avrei giusto bisogno di un’impiegata che mi segua ovunque”. Ovunque? “Sì anche a me ha impressionato questa cosa: cosa significa ovunque?”.

“Mi chiede: ma una sorella non ce l’hai? Sì, più piccola di me. E lui di rimando: ma è bella come te? Ho tagliato corto: è mia sorella». Morale: «Mi è sembrato il classico cascamorto, ma tutto sommato una persona normale. Non mi sono scandalizzata più di tanto, sono una bella donna e a certe cose sono abituata». L’immagine più aderente del Bossetti che ha visto quella sera corrisponde a quella che è girata, fin dai primi momenti del fermo: «Grandi occhi azzurri, i capelli e la barba di un biondo molto curato e l’abbronzatura. O meglio il volto rosso di chi resta con la tonalità aragosta”.
Il suo contatto telefonico è rimasto nel telefonino di Bossetti e l’acquirente dello specchio è entrata nell’inchiesta come testimone.
“Se non ti piace lo specchio ti ridò i soldi, mi ha detto Bossetti congedandosi, ci risentiamo. Non l’ho più sentito e l’ho rivisto un mese dopo in tivù. Non ci ho dormito per dieci giorni. Lo specchio quello c’è ancora, ma con una cornice nuova. Me l’aveva spacciata per legno invece, era di plastica”.

Redazione online