Direzione PD, Renzi: “La parola opportunità definisce la sinistra nel 2014”

Matteo Renzi (getty Images)
Matteo Renzi (getty Images)

La direzione del Partito Democratico si è aperta con un intervento del Presidente del Consiglio e Segretario del partito, Matteo Renzi .
La Direzione è stata indetta per fare il punto sul futuro del partito, su temi in disarmonia con la minoranza come il Jobs Act, ma anche la crisi del tesseramento, i bilanci e la spending review.

“Oggi non facciamo conclusioni o comunque saranno conclusioni che alimentano la discussione. Perché risolvere le questioni della forma partito con una sola direzione probabilmente è insufficiente”, ha esordito il premier Renzi ricordando che il Pd è un partito a vocazione maggioritaria, che si apre anche ad accogliere realtà diverse, come i “transfughi” di Sel e Scelta Civica.
Per questo “il Pd deve essere un partito che si allarga, Reichlin lo ha chiamato il partito della nazione, deve contenere realtà diverse. Io spero che da Migliore con Led fino ad Andrea Romano che con quella parte di Scelta Civica che vuole stare a sinistra ci sia spazio di cittadinanza piena”.
Un spunto per cui Renzi ha potuto parlare della riforma elettorale sottolineando che “se il Pd è il partito maggioritario, ossia della nazione, deve avere degli strumenti elettorali che lo consentano e allora nell’Italicum meglio il premio alla lista che alla coalizione”.
“Il Pd è un partito che vince per fare una legge elettorale in cui sia chiaro chi vince. Un passaggio chiave per l’Italia perché non c’è mai stata una legge elettorale che rendesse chiaro chi fosse il vincitore, né con il Mattarellum né con il Porcellum. Avere una legge elettorale che consegni un vincitore – sperando di essere noi – è possibile solo con il ballottaggio: è un grande risultato cui abbiamo lavorato anni sotto diversi segretari”.

Ma non solo. Il premier in merito al jobs Act ha riferito che “questo fine settimana la Cgil riunisce centinaia di migliaia di persone. Abbiamo un profondo rispetto indipendentemente dal dibattito che c’è tra di noi. C’è rispetto ogni volta che un’organizzazione importante affronta una prova di piazza”.
Una situazione che necessita tuttavia delle riforme da portare avanti con il partito. In tal senso Renzi ha sostenuto che la parola “opportunità è quella che definisce la sinistra nel 2015”, spiegando che si tratta di “dare spazio a chi vuole provarci”.
“Il Pd deve definire cosa significa essere di sinistra nel 2014 e nel 2015. Se dovessi dire una parola sarebbe opportunità contro gli opportunismi e le rendite. Certo, senza lasciare indietro nessuno nella logica dell’uguaglianza, non dell’egualitarismo. La sinistra è una sinistra delle opportunità, delle pari opportunità per tutti, dai più giovani ai più anziani”, ha poi aggiunto il premier.

Il Partito democratico si deve porre come una soluzione al populismo del M5S, ricordando come “questo è un Parlamento che da 18 mesi è bloccato, nei quorum costituzionali è messo in difficoltà da un blocco che dice no a tutto ma è in corso un costante sgretolamento”.
Tanto che Renzi ha preso al balzo la questione delle espulsioni dei militanti Cinque Stelle che hanno contestato Grillo al Circo Massimo, definendole “imbarazzanti” e ha scherzato sulle divisioni nel Pd e dei margini di manovra dei parlamentari nelle votazioni: “Il Pd non espellerà chi dissente, ma sul voto di fiducia bisogna darsi delle regole. Non possiamo diventare né un comitato elettorale, né un club di anarchici e di filosofi”.
“Se non ci siamo noi l’alternativa è la piazza talvolta xenofoba, o il popolismo o un movimento di anime che non è più rispettoso della democrazia interna di quanto non lo siamo noi. Se non ci siamo noi c’è la vittoria di un fenomeno demagogico e populista che rischia di incrinare le regole del gioco. Questa comunità che ha preso il 41% oggi è l’unica speranza perché l’Italia esca dalla palude”, ha poi concluso il premier.

Redazione